NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 13:03 del 3 febbraio 2026

HomeEsteri Pastori (Ispi): “Negli Usa polarizzazione politica sempre più forte”

"Negli Stati Uniti assistiamo
a una polarizzazione politica
sempre più estrema"

Gianluca Pastori, analista dell'Ispi:

“Parlare di guerra civile è eccessivo"

di Chiara Di Benedetto29 Gennaio 2026
29 Gennaio 2026

“L’attuale politica della Casa Bianca sfrutta a proprio vantaggio problemi di identità e di giustizia sociale che sono sentiti da tutti gli americani”. Così Gianluca Pastori, professore di Storia delle relazioni politiche tra il Nord America e l’Europa alla Cattolica di Milano e analista Ispi, spiega a Lumsanews quello che sta succedendo negli Stati Uniti. 

Ultimamente si è parlato molto del rischio di una guerra civile negli Stati Uniti. Che ne pensa?

“Nei movimenti di estrema destra statunitense esiste l’idea di una guerra civile che dovrebbe servire a rigenerare il Paese. C’è questa visione un po’ apocalittica del futuro degli Stati Uniti che, in una parte minoritaria dell’opinione pubblica, ha una certa presa. Per il resto, mi sembra che l’uso dell’espressione “guerra civile” sia eccessivo. Quello che stiamo vedendo in questi giorni è l’esito di una polarizzazione politica estremamente forte, che è anche la conseguenza della volontà, di alcune parti, di accentuare le divisioni. Stiamo assistendo a violenze gravi, diffuse, ma le abbiamo viste anche all’epoca della morte di George Floyd, o durante gli scontri di Los Angeles dei primi anni Novanta, eppure il quadro delle rivendicazioni non è mai stato quello della guerra civile”. 

Le ultime proteste sono state molto violente. Questa tensione, in un Paese in cui molti cittadini sono armati, non è pericolosa?

“Di certo la facilità di accesso alle armi contribuisce ad aumentare il livello di violenza dello scontro. A questo problema si aggiunge, però, un aspetto più grave, ovvero la facilità con cui ormai si accede alle strutture di low enforcement, come l’Ice. I criteri di selezione si sono “abbassati”, quindi circolano persone armate, non adeguatamente formate e sensibili a un certo tipo di retorica, quella del pugno duro contro l’immigrazione, in virtù della quale credono di godere di un ampio margine di impunità”.

C’è chi considera l’Ice una sorta di milizia di Donald Trump. È un’interpretazione plausibile?

“L’Ice è sempre esistita, quindi è un po’ un’esagerazione retorica. È vero, però, che è percepita come il braccio armato che implementa una politica su cui Trump ha investito molto, quella del controllo all’immigrazione illegale e che in certe fasce dell’opinione pubblica statunitense è fortemente divisiva. Quindi il problema è piuttosto il modo in cui l’attività dell’Ice viene strumentalizzata da una parte e dall’altra, sia dal movimento Maga, sia dal movimento anti-Maga, per sostenere le proprie posizioni”.

Il governatore del Minnesota ha attivato la Guardia Nazionale per placare le tensioni contro l’Ice. È possibile che in un futuro non troppo remoto i due corpi armati arrivino allo scontro?

“Immaginare la Guardia Nazionale e l’Ice che si sparano in mezzo alle strade è più uno scenario di fantascienza distopica. È vero, però, che il conflitto tra il potere federale e il potere degli Stati è un tema centrale nella storia politica e istituzionale degli Stati Uniti. In questo momento sono i singoli Stati che fanno da contrappeso alle politiche di Trump. Pensiamo ad esempio alla California che ha citato in giudizio la normativa federale sui dazi. Quindi è a questo livello che dobbiamo leggere lo scontro di oggi: la questione del rapporto governo federale-Stati è ancora fondamentale e attuale nella vita politica degli americani”.

Perché la base elettorale di Trump sostiene tanto la politica anti-immigrati?

“Non è una questione razziale o di interesse economico. Sì, c’è la paura che gli immigrati si portino via il lavoro o il timore che trasformino gli Stati Uniti bianchi in una specie di colonia dell’America Latina, ma ci sono anche altre questioni. Trump ha ottenuto successi interessanti, ad esempio, nelle comunità dei Latinos, proprio a causa della sua politica nei confronti dell’immigrazione, perché i latinos integrati si sentono in qualche modo minacciati, nel loro successo sociale, dagli immigrati irregolari. L’attuale politica della Casa Bianca nei confronti dell’immigrazione offre a tanti gruppi soluzioni accettabili a problemi differenti”.

Anche diversi Stati europei sono alle prese con l’applicazione di politiche di rimpatrio più dure. Si può fare un parallelismo con gli Stati Uniti?

“In Europa molte di queste politiche sono ancora a livello potenziale. L’Afd tedesca, ad esempio, non è ancora al governo in Germania e non ha ancora implementato le sue proposte. Però il dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti e in Europa riflette un timore condiviso nei confronti dell’immigrazione, che è percepita come incontrollabile, strutturalmente pericolosa e risolvibile soltanto in termini repressivi. Da questo punto di vista, il parallelo è possibile, però concerne più la mentalità che le politiche”.

Gli ultimi eventi di Minneapolis hanno suscitato un certo malcontento anche tra i repubblicani. Trump adesso farà un passo indietro?

“Il partito e gli elettori Maga si sono divisi su quello che è successo in questi giorni, ma non c’è un vero cambiamento di atteggiamento. Trump ha costruito molto del suo successo politico sul malcontento verso l’immigrazione, quindi non tornerà sui suoi passi. Anche se Greg Bovino è stato rimosso, non è stato sostituito da figure più “morbide”. Il presidente ha sì annunciato il ritiro di una parte dell’Ice da Minneapolis, ma ha anche sottolineato che la città non può rimanere un “paradiso sicuro” per l’immigrazione illegale. Quindi ha fatto un passo indietro e un passo avanti”.

Ti potrebbe interessare