ROMA – Prima l’Irlanda del Nord in casa per la semifinale, poi – in caso di vittoria – una tra Galles e Bosnia in trasferta. È questo il percorso che dovrà affrontare l’Italia per qualificarsi ai Mondiali del 2026, dopo il sorteggio dei playoff a Zurigo in Svizzera. Il ct della nazionale Rino Gattuso si dice ottimista: “L’Irlanda del Nord è alla nostra portata. Servirà una grande partita, ma ce la possiamo giocare”. Ma sull’eventuale finale con Galles e Bosnia non si sbilancia: “Prima concentriamoci sulla semifinale”.
Chi sono i prossimi avversari degli azzurri
Ma che tipo di squadra è l’Irlanda del Nord? Finiti terzi nel loro girone di qualificazione alle spalle di Germania e Slovacchia, sono stati ripescati grazie al risultato ottenuto in Nations League. Il loro portiere Peacock-Farrell gioca in serie C, molti giocatori nella serie B inglese. Ma attenzione ai nuovi talenti. Primo fra tutti, Conor Bradley. Il difensore del Liverpool, classe 2003, conta già una trentina di presenze con la nazionale allenata da O’Neill e nelle ultime partite ha giocato anche con la fascia da capitano al braccio. Con i Reds gioca sulla linea difensiva da terzino, mentre in nazionale viene generalmente avanzato di qualche metro sulla linea dei centrocampisti. Bravo nel dribbling e nei movimenti senza palla, potrebbe dare del filo da torcere agli uomini di Gattuso.
I precedenti e la “disfatta di Belfast” del 1958
L’Irlanda del Nord è al 69esimo posto nel ranking Fifa. Le precedenti sfide che si sono disputate in casa degli azzurri fanno sorridere la nazionale. L’Irlanda del Nord, infatti, ha perso sette volte su sette in trasferta. L’ultima partita giocata in Italia è stata nel marzo del 2021, match del girone C valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2022. L’ultimo scontro, invece, risale al 15 novembre di quello stesso anno e terminato 0-0, costringendo i ragazzi di Roberto Mancini a passare dai playoff per ottenere la qualificazione – poi fallita – ai Mondiali del Qatar. Ma il miglior risultato di sempre della nazione delle Sei Contee resta la vittoria del 1958, passata alla storia come “la disfatta di Belfast”. In quella occasione agli azzurri, per qualificarsi, bastava anche un pareggio. Invece, si trasformò nel primo incubo mondiale. Questa volta, però, non c’è spazio per i calcoli. Il compito di Gattuso & Co sarà soprattutto quello di restituire il piacere del tifo per il proprio Paese a una nuova generazione di italiani, orfana da ormai troppo tempo di un traguardo che dovrebbe essere inderogabile per chi veste la maglia azzurra.


