Maxi tangente Eni in Nigerial'accusa all'ad De Scalzi"Ci furono accordi illeciti"

"Impressionante sequenza di anomalie" Dal verdetto della sentenza di settembre

“C’è stata un’impressionante sequenza di anomalie”. Per il gup del processo della maxi tangente Eni Giusy Barbara “necessariamente la sequenza di anomalie, e di illeciti accordi spartitori, deve essere stata avallata dai vertici della società”. Sarebbe coinvolto quindi anche l’attuale ad Claudio Descalzi, all’epoca numero due dell’azienda.

Sono state rese note oggi infatti le 300 pagine di motivazioni delle condanne del processo in rito abbreviato per corruzione dello scorso 20 settembre, in cui sono stati condannati Obi Emeka e Gianluca Di Nardo, presunti mediatori della maxi tangente da 1 miliardo e 92 milioni.

Secondo l’accusa la tangente sarebbe stata versata, da Eni e Shell a politici e burocrati della Nigeria e, si ipotizza, anche al manager del gruppo italiano per l’acquisizione del giacimento. Per la presunta maxi ‘stecca’ versata in cambio di commesse in Algeria sono imputati al momento l’attuale amministratore delegato di Eni Descalzi, il suo predecessore Scaroni, le stesse Eni e Shell, e altre 11 persone, tra cui anche Luigi Bisignani.

Matteo Petri

Giovane studente appassionato di giornalismo, filosofia e musica. Nato nella provincia toscana di Lucca nel 1995, diplomato allo scientifico e laureato in filosofia a Pisa nel 2017. Compulsivamente curioso di natura, assillatore di domande professionista. Vespista, nonché bassista nel tempo libero.