L'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, all'Università La Sapienza di Roma nel maggio 2019 | Foto Ansa

Mimmo Lucano, crollanole accuse. Condannatoin appello a 1 anno e 6 mesi

L'ex sindaco di Riace: "Siamo ancora un territorio culla dell'accoglienza"

RIACE – La Corte di Appello di Reggio Calabria ha azzerato le condanne per il politico e attivista Mimmo Lucano e per gli altri 17 imputati che hanno costruito insieme a lui il “modello Riace”. L’ex sindaco della cittadina ora è stato condannato in appello a un anno e sei mesi con pena sospesa contro la richiesta della Procura generale di una pena a dieci anni e cinque mesi. Lucano era stato arrestato per favoreggiamento di immigrazione clandestina ed altri reati il 2 ottobre 2018 e messo ai domiciliari. Il tribunale di Locri aveva raddoppiato le pene della procura condannandolo a 13 anni e 2 mesi di reclusione. Per i giudici il suo sistema di gestione e accoglienza migranti nascondeva un’associazione a delinquere per ricavarne benefici politici.

“Ora respiro, respiro di nuovo” – afferma sollevato in un’intervista a Repubblica Lucano, che alla lettura della sentenza non era presente. Il politico confessa che la cosa più difficile da sopportare è stata l’accusa che avesse fatto tutto per tornaconto personale. “Noi abbiamo sempre lottato per la fratellanza – riferisce al quotidiano – perché tutti avessero un’opportunità”. L’ex sindaco adesso, tolta l’interdizione ai pubblici uffici che gli era stata imposta, potrà ricandidarsi e ammette che ci sta pensando. Per Lucano, Riace continua ad essere un’avanguardia per la difesa dei diritti umani.

In un momento storico reso difficile dai decreti Cutro e Piantedosi, la sua cittadina ha dimostrato come l’accoglienza sia “un’occasione per il territorio che la sperimenta, crescita e rinascita per tutti”. A dimostrazione di ciò, il politico ha fatto sapere di aver usato i fondi dell’associazione “A buon diritto”, che dovevano pagare la sua sanzione pecuniaria, per impiegare le famiglie dei rifugiati in progetti di lavoro. Lucano, a fine intervista, ha espresso un parere sulla definizione che gli affibbiò all’epoca l’attuale ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che lo aveva paragonato ad uno zero criminalizzando il suo modo di fare accoglienza: “direi che i risultati si commentano a fine partita”.