Alessandro Scipione, giornalista dell’Agenzia Nova, esperto di Medio Oriente, spiega a Lumsanews in che situazione versa la Siria a un anno dalla caduta del regime di Bashar al Assad.
Qual è il bilancio del primo anno di governo del presidente Ahmed al Sharaa?
“Per quanto concerne la politica nazionale devono essere ancora affrontate numerose criticità. Lo dimostrano gli episodi delle violenze contro le minoranze degli alawiti, sulla costa mediterranea di Latakia, e contro i drusi, nel governatorato meridionale di Sweida”.
Rispetto ai drusi, qual è il ruolo di Israele?
“Israele ha occupato non solo la zona cuscinetto delle Alture del Golan, ma ha condotto una vera e propria avanzata nel governatorato di Sweida. Questo per proteggere i drusi, presenti anche in Israele. Per fornire un contesto va sottolineato come alcuni sceicchi e leader drusi abbiano addirittura chiesto l’annessione a Israele. Istanza che ha innescato una veemente reazione da parte dei gruppi sunniti, anche estremisti radicali, che sono partiti anche da zone lontane come Deir ez Zor, – nel nord-est del Paese e distante quasi 600 chilometri – per compiere una pulizia etnica contro i drusi”.
E sul piano internazionale?
“Dal punto di vista internazionale invece il bilancio è sicuramente positivo. Al Sharaa è stato addirittura ricevuto alla Casa Bianca. Parliamo di un ragazzo che ha militato per molti anni all’interno dei gruppi jihadisti. Che ha collaborato anche con lo Stato Islamico (Is), quando c’è stata l’ascesa dell’Is in Siria, anche se poi ne ha preso le distanze. Ha parteggiato per quelli che erano di fatto dei tagliagole, che hanno compiuto massacri orribili, come bruciare vivo un pilota giordano dentro una gabbia. Ciò nonostante ha condiviso un palco con il generale statunitense, David Petraeus, che è stato fautore di una dottrina di contrasto al terrorismo e che aveva imposto una taglia su Al Sharaa”.
Quale sarà il futuro delle Forze democratiche siriane (Fds), tenendo conto del ruolo di Turchia e Stati Uniti?
“Qualora avesse l’opportunità di schiacciare i curdi, la Turchia non esiterebbe. Tutto ruota intorno a quanto gli statunitensi sono disposti a proteggerli. Inoltre l’attuale leadership considera i curdi collaborazionisti dell’ex regime. Infatti insieme ai soldati di Assad conducevano alcuni pattugliamenti congiunti: c’era una sorta di alleanza contro l’Is”.
Quale sarà il futuro degli Usa nella regione?
“Trump è imprevedibile: ha annunciato più volte, anche durante il suo primo mandato, che si sarebbe ritirato dalla Siria ma non l’ha mai fatto. Anche perché ci sono giacimenti petroliferi che gli Usa continuano a sfruttare, insieme ai curdi. Inoltre hanno intenzione di mantenere una presenza nel nord della Siria. Finché rimarranno, difficilmente la Turchia potrà completare quella cintura di sicurezza che sta cercando di realizzare e che ha portato il Pkk a rinunciare alla lotta armata”.


