ROMA – Sono più quelli che lasciano l’ospedale prima del previsto, rispetto a chi attende l’ultimo giorno di lavoro. In Italia le dimissioni volontarie da parte dei medici hanno superato i pensionamenti. Nel 2025, il sindacato Anaao Assomed ha calcolato un aumento del 150% rispetto all’anno precedente: sono 3.767 i dottori che hanno lasciato il lavoro, rispetto ai 1.503 del 2024. Una soglia mai registrata neppure nei mesi più critici della pandemia.
Il fenomeno è trasversale, interessa tutte le Regioni. Particolarmente colpite Lazio, Trentino Altro Adige, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. I camici bianchi dimissonari spesso sono nel pieno della maturità professionale, con un’età media intorno ai 48 anni. Invece, la Penisola è divisa sull’ingresso di nuovi medici. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici, mentre il Sud ha continuato a svuotarsi, perdendo lo -3,1%.
Le ragioni della fuga
“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale – ha commentato Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed – ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”.
Notizie positive sul fronte del ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024 l’età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta di 2 anni e 7 mesi in meno per gli uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne.


