epaselect epa05775011 - President of the European Central Bank (ECB) and chairman of the European systemic risk Board, Mario Draghi, attends a hearing of the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs at the European Parliament in Brussels, Belgium, 06 February 2017. EPA/STEPHANIE LECOCQ

Spread sale oltre quota 200ma Draghi fa scudo sull’Euroe rivendica ripresa solida

Differenziale tra Btp e Bund ai massimi Il presidente Bce duro contro Trump

«Con me, la Francia fuori dall’Unione Europea». Marine Le Pen è un macigno sui conti italiani. Che piomba in un momento delicatissimo, nel pieno della trattativa tra governo e Commissione UE sui conti pubblici. E che fa volare lo spread, già in risalita dopo l’effetto Brexit, la vittoria di Trump e il voto contrario al referendum italiano del 4 dicembre. Tutti fattori che, inserendo instabilità nei mercati internazionali, hanno riattivato il fuoco sotto le ceneri delle speculazioni contro l’Italia.

Le dichiarazioni di Le Pen hanno fatto schizzare il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi oltre quota 200 punti base. Perché la vittoria della candidata della destra alle elezioni presidenziali francesi di aprile non è scontata, ma certamente, visti i numeri presentati dai sondaggi che la danno di gran lunga vincitrice al primo turno, è possibile. E così gli investitori di borsa puntano sulla fine dell’euro e sulla disintegrazione dell’unione monetaria, che si profilano all’orizzonte. Gli attacchi speculativi contro l’Italia si moltiplicano, facendo lievitare il nostro spread, che ora si attesta di nuovo ai livelli critici del 2011 e del 2014.

Ma il presidente della Bce, Mario Draghi, ieri ha innalzato gli scudi. «L’euro è irrevocabile». Punto. «E nessuno, nemmeno Washington, – ha sottolineato Draghi di fronte al Parlamento Europeo – può accusare la Bce di manipolare il cambio, o la Germania di fare svalutazioni competitive». Quella di Draghi è una difesa a spada tratta del progetto europeo, attaccato ora anche dall’amministrazione Trump. Che per bocca del consigliere al Commercio estero Peter Navarro – un fedelissimo del neopresidente americano – ha definito l’euro «enormemente sottovalutato», una sorta di “marco tedesco camuffato» che ha fatto «volare l’export tedesco». Draghi ha poi rivendicato la «ripresa solida» dell’Eurozona: secondo il presidente della Bce i benefici delle misure applicate da Francoforte e dell’unione monetaria superano largamente gli effetti secondari.

Siria Guerrieri

Dottore di Ricerca, giornalista con la passione per Politica ed Esteri fin dai tempi dell’università. Nel 2010 e nel 2011 è a Washington DC per una borsa post-doc. Dal 2014 al 2016 collabora con la redazione di Rassegna, Rassegna.it e Liberetà, occupandosi di esteri e politiche dell'Unione Europea.