Tempi stretti e sobrietàIl giuramento del Conte bisdura solo 17 minuti

Ventuno i ministri Di Girolamo ruba la scena al marito

Diciassette minuti per voltare pagina. Un giuramento a tempo di record quello del secondo governo guidato da Giuseppe Conte. Tempi stretti e atteggiamento sobrio, tutto il contrario rispetto alla lunga e caotica crisi aperta dal vicepremier e segretario leghista Matteo Salvini. Il salone delle feste del Quirinale torna così a riempirsi per il giuramento di un nuovo esecutivo, il secondo di questa diciottesima legislatura.

21 ministri iniziano ad arrivare al Colle dalle 9. Entrano tutti dall’ingresso su piazza del Quirinale, blindata per l’occasione: solo forze dell’ordine e giornalisti sono ammessi, i turisti vengono fatti allontanare, qualcuno si ferma curioso sull’altro lato della strada. Il primo ad arrivare è il neoministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, 5 Stelle molto vicino a Fico. Uno dei volti nuovi di questo governo: prende il posto di Riccardo Fraccaro, che condividerà Palazzo Chigi con Conte come sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Gli altri arrivano alla spicciolata, accompagnati dalle famiglie che seguiranno anche loro il giuramento nel salone delle feste. Con Di Maio la compagna Virginia Saba in vestito nero. Le ruba la scena Nunzia De Girolamo, ministra di Forza Italia ora personaggio televisivo, moglie del titolare degli Affari regionali Francesco Boccia.

Poco prima delle 10, i ministri entrano nel salone. Si siedono: Di Maio, nuovo titolare della Farnesina, è dalla parte opposta della fila rispetto al giuramento del primo giugno 2018. Accanto a lui, come allora, c’è sempre il ministro dell’Interno: non Salvini, ma Luciana Lamorgese, il prefetto di Milano che tornerà al Viminale dopo le esperienze da dirigente con Angelino Alfano e Marco Minniti.

Alle 10.07 arrivano il presidente della Repubblica e Sergio Mattarella e il nuovo-vecchio premier Conte. Impeccabile come sempre: capello fatto, abito blu come la cravatta a pois bianchi, pochette bianca a quattro punte nel taschino. È il primo a giurare, poi si mette al di là del tavolo accanto a Mattarella, sempre sorridente.

Dopo il premier giurano gli otto ministri senza portafoglio. Il primo dei “big” a giurare è Di Maio, accolto da una caldissima stretta di mano di Conte. Dopo Lamorgese è il turno di Bonafede, che aggiunge un tocco di colore alla cerimonia: il suo giuramento è con la mano sul cuore e desta più di una battuta ai presenti.

L’altro è dato da Teresa Bellanova, deputata Pd scelta come ministro alle Politiche agricole: indossa un lungo vestito a sbuffi bluette, a differenza delle sue colleghe che hanno optato per tailleur meno colorati. Nel ritmo serrato imposto dalla presidenza della Repubblica, risalta poi solamente il saluto militare del generale Sergio Costa, che batte i tacchi di fronte al presidente della Repubblica.

Sono le 10.24 quando Roberto Speranza, l’unico esponente di LeU nell’esecutivo, giura. Poi Conte e Mattarella si avvicinano alla squadra dei ministri per la foto di rito. Dario Franceschini, il nome più forte dei Dem all’interno dell’esecutivo, scalpita e scende dal suo posto in seconda fila e si mette accanto al presidente della Repubblica.

Il salone si svuota. I ministri lasciano il Colle alla spicciolata. Lamorgese sale subito in macchina, schiva, senza fermarsi con i cronisti. Solo Boccia e Franceschini rilasciano dichiarazioni alla stampa, gli altri al massimo salutano i fotografi che li chiamano a gran voce per farli girare. Sono tutti attesi a Palazzo Chigi, subito al lavoro per ratificare la nomina di Paolo Gentiloni a commissario europeo.

Federico Marconi

Roma, 1993. Dopo la maturità scientifica abbandona i numeri per passare alle lettere: prima di approdare alla Lumsa studia storia contemporanea a La Sapienza e giornalismo alla Fondazione Basso. Ha prodotto un web-doc per ilfattoquotidiano.it e collabora con L’Espresso