ROMA – Le ultime ore di attesa prima della fine di un incubo lungo più di 420 giorni. E le scalette del Falcon – partito da Caracas e diretto a Ciampino – come ultimo slancio verso la libertà ritrovata. L’aereo di Stato che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati il 12 gennaio dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela, è atterrato questa mattina a Roma alle 8.45.
Meloni a Trentini: “Tua mamma è stata tanto in pensiero”
Lungo ed emozionante l’abbraccio con le rispettive famiglie sulla pista dell’aeroporto. Il cooperante veneziano ha stretto la mamma Armanda, visibilmente commossa. Burlò ha riabbracciato i figli Gianna e Corrado. Poi un breve saluto con la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Hai abbracciato la mamma, è stata tanto in pensiero lo sai?”, le parole di Meloni a Trentini che, stringendole la mano, la ringrazia.

Tajani: “Al lavoro per liberare gli altri italiani detenuti in Venezuela”
“Lavoriamo per liberare gli altri italiani – dice al Tg2 il ministro Tajani – Come sapete ce ne sono 42 ancora detenuti dei quali 24 sono politici, però hanno passaporto italiano e venezuelano, ma anche loro devono rientrare”. Il vicepremier poi ribadisce che il governo “continua a lavorare con grande attenzione sul Venezuela, con la convinzione che la nuova amministrazione possa permettere di avere un rapporto più proficuo tra Caracas e Roma”. Sul caso il vicepremier riferirà in Parlamento nella giornata di oggi, 13 gennaio.
Famiglia Trentini: “Felicissimi ma a un prezzo altissimo”
“Oggi siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze di questi interminabili 423 giorni – è il commento della famiglia Trentini – Da adesso in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi. Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi anche silenziosamente ma efficacemente”. La mamma Armanda, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, all’uscita dall’aeroporto di Ciampino rivolge poi “un pensiero a tutte le persone ancora detenute e alle loro famiglie, perché possano presto condividere la gioia della liberazione”.
Burlò: “È stato un sequestro, ho temuto ci avrebbero ammazzato”
“Ho temuto potesse finire male. Avevo paura che ci avrebbero ammazzato. Perché erano loro i terroristi, non noi dentro”. Mario Burlò, l’imprenditore rilasciato insieme a Trentini, ha confessato di aver temuto anche di non rivedere più i suoi figli. “Qui pensavano che io fossi morto. Quando uno lede il diritto di difesa, il diritto di parlare… è stata una tortura. È stato un vero e proprio sequestro di persone. Non posso dire che mi siano state fatte violenze fisiche, questo no. Ma non poter parlare con i figli o con l’avvocato, stare senza diritto di difesa, completamente isolati”, ha precisato. “Ci davano un materasso piccolo piccolo. E visto che c’era la paura di cadere dalla parte superiore ci facevano dormire per terra con gli scarafaggi. Io la definisco l’Alcatraz peggiore” ha spiegato Burlò.

Mattarella alla madre di Trentini: “Felicità dopo la sofferenza”
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nelle scorse settimane aveva già sentito la famiglia Trentini per rassicurarla sull’impegno dell’Italia per la liberazione del figlio, ha espresso tutta la sua “felicità”. Il capo dello Stato ha chiamato la madre Armanda per dirle che, “dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, ora condividiamo tutti la loro felicità”.

Repubblica: “Scarcerazione vicina già a ottobre, ma Maduro bloccò tutto”
Secondo un retroscena di Repubblica firmato da Giuliano Foschini le condizioni per il buon esito della vicenda Trentini erano maturate già a fine ottobre. Dopo il patteggiamento di Alex Saab – l’ex ministro venezuelano imputato in Italia per riciclaggio – il quotidiano fondato da Scalfari scrive che “tutto sembrava pronto per la liberazione”, con i venezuelani che avevano “predisposto i passaggi operativi” fino poi all’intervento dell’ex presidente Nicolás Maduro in persona che aveva “bloccato tutto” dopo il rifiuto dell’Italia alla richiesta di una presa di distanze da Donald Trump. Ma Caracas aveva mal digerito anche il fatto che Roma avesse concesso “lo status di rifugiato a Rafael Ramírez”, ex ministro del Petrolio venezuelano diventato negli anni uno dei principali avversari di Maduro. Con Repubblica che avanza un’ipotesi finora mai smentita: “gli arresti di Trentini e Burlò come ritorsione per il caso Ramírez”.


