Scandalo multe cancellatea Roma buco da 16 milioninel mirino cinque funzionari

Tra i beneficiari anche Claudio Lotito e diversi dipendenti del Viminale

Oltre sedici milioni in multe “evase”. Cancellate, come mai esistite. Sono cinque i nomi dei funzionari amministrativi del Comune di Roma nel mirino della Corte dei Conti. Una doppia inchiesta, penale ed erariale, che è stata aperta per far luce sulla cancellazione di multe per divieto d’accesso in zone a traffico limitato. Un danno complessivo di 16 milioni e 524 mila euro.

Secondo l’edizione romana del Corriere della Sera si tratterebbe di Pasquale Pelusi, Patrizia Del Vecchio, Laura Cirelli, Maria Rita Rongoni e Antonella Bocci, citati dai magistrati contabili a seguito dell’indagine del nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza, guidato dal colonnello Pietro Sorbillo. I giudici contabili Massimo Perin e Andrea Lupi, oltre al danno derivante dal mancato introito per le casse capitoline della somma citata, contestano agli accusati anche un danno da disservizio, per non aver svolto la propria funzione.

Tra i più “fortunati” a beneficiare di questo tipo di favori il patron della Lazio, Claudio Lotito, con centinaia di multe cancellate per divieto d’accesso alla Ztl. Seguito a ruota dall’imprenditore nel settore delle vetture a noleggio Colaneri, una serie di funzionari – molti del Viminale – e il faccendiere Riccardo Brugia, in passato vicino a Massimo Carminati e altri nomi meno noti.

Sempre secondo il Corriere, il pool di furbetti dell’amministrazione capitolina si sarebbe fatto assistere nella propria attività da due ex funzionari di polizia, Vittorino Sammartino e Fabio Sansolini: “Formando e veicolando falsi documenti su carta intestata alle forze di polizia per dare supporto giustificativo alle operazioni di discarico”, così si legge nei provvedimenti emessi. Stando all’indagine, centrale era anche il ruolo di Patrizia Del Vecchio che secondo la Procure regionale della Corte dei Conti “si è prestata a coprire il predetto sistema illecito”.

L’input dell’indagine era partito dalla segnalazione fatta ai superiori e all’autorità giudiziaria di Emma Cioli, anche lei funzionaria comunale, che una volta resasi conto di quello che stava avvenendo sarebbe stata anche oggetto di mobbing, provvedimenti di sospensione e azioni “vessatorie”.

Matteo Petri

Giovane studente appassionato di giornalismo, filosofia e musica. Nato nella provincia toscana di Lucca nel 1995, diplomato allo scientifico e laureato in filosofia a Pisa nel 2017. Compulsivamente curioso di natura, assillatore di domande professionista. Vespista, nonché bassista nel tempo libero.