Gli avvocati difensori degli indagati di Mafia Capitale hanno denunciato 96 giornalisti, 78 cronisti, 16 direttori per aver pubblicato gli atti dell’inchiesta coperti formalmente da segreto

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Un ennesimo bavaglio intima il silenzio ai professionisti dell’informazione. Novantasei giornalisti, settantotto cronisti e sedici direttori sono stati colpiti da una denuncia collettiva, colpevoli di avere fatto luce con il loro lavoro su uno dei peggiori scandali della storia d’Italia e, in particolare, di Roma.

Il presidente della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Raffaele Lorusso, ha definito «impensabile in un Paese democratico» la vicenda dei professionisti divenuti oggetto di un esposto di alcuni avvocati della Camera penale di Roma alla Procura della Repubblica per “la pubblicazione pedissequa in articoli di stampa di atti, o stralci degli stessi, di un procedimento penale in fase di indagine in relazione al caso di Mafia Capitale”.

Nell’esprimere totale solidarietà ai cronisti «finiti nel tritacarne giudiziario» Lorusso ha definito preoccupante l’attacco sferrato, in maniera così rozza e plateale, alla libertà di informare e al diritto dei cittadini ad essere informati. «È tornata in voga – ha concluso il presidente della Fnsi – l’idea che si possa tentare di imbavagliare la stampa impedendo la pubblicazione di intercettazioni tra l’altro non più coperte da segreto istruttorio: è l’ennesimo esempio che deve far riflettere la politica sull’opportunità di una delega in bianco al governo su una materia così delicata».

A denunciare i giornalisti sono stati gli avvocati difensori degli indagati di Mafia Capitale, che hanno accusato i professionisti di aver pubblicato gli atti dell’inchiesta, coperti formalmente da segreto.

L’esito legale della vicenda giunge dopo mesi di minacce verbali e aggressioni, anche fisiche, nei confronti dei cronisti. Paolo Pirovano, segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha definito «imbarazzante» l’esposto che, secondo il Comitato esecutivo dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, «offre una interpretazione distorta e gravissima non solo del diritto dei cittadini ad essere informati ma anche della libertà di stampa».

Secondo il Sindacato dei Cronisti Romani, invece, «al cronista non si può chiedere di non pubblicare atti rilevanti che, come nel caso di Mafia Capitale, raccontano uno scandalo che purtroppo fa parte della storia della Roma di oggi».

Samantha De Martin

Samantha De Martin

È nata a Reggio Calabria. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureata in Scienze Umanistiche. Specializzata in Linguistica, ha maturato la passione per il giornalismo grazie ad uno stage nella redazione della rivista “Progress” scrivendo di cultura e viaggi. Ha collaborato con il quotidiano “Cinque giorni” occupandosi della cronaca di Roma. Nel 2008 la passione per la scrittura l’ha condotta alla pubblicazione del romanzo “Pantarei”, vincitore dei premi “Anassilaos” e “Calarco”.