ROMA – Le firme popolari per il referendum sulla giustizia hanno superato il tetto delle 500 mila adesioni. “Un segnale forte”, esulta l’alleanza Pd-M5s-Avs. Soddisfazione anche tra il comitato di 15 avvocati e giuristi contrari alla riforma che ha lanciato l’iniziativa per il “no”. Ora le sottoscrizioni passano in Cassazione per la verifica.
Intanto l’attesa è anche per il 27 gennaio, giorno dell’udienza al Tar del Lazio che dovrà esprimersi sul ricorso dei 15 giuristi. I promotori del no. insieme all’opposizione. hanno contestato la decisione del governo nel fissare la data del referendum prima che la raccolta firme fosse conclusa. “Non hanno seguito il percorso previsto dalla costituzione”, hanno dichiarato i comitati da settimane. Eppure la maggioranza non sembra essere intimorita dall’avvicinarsi della sentenza in tribunale. Primo tra tutti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha definito “inutili” i ricorsi al Tar.
Che venga confermata o meno la data di 22 e 23 marzo, gli italiani saranno comunque chiamati alle urne per esprimersi sul ddl giustizia. Da questo punto di vista, Alleanza Verdi Sinistra parte già all’attacco e chiede che anche ai fuorisede sia permesso di esprimere il proprio voto. Il ciclico tema “si ripresenta perché il governo non ha risolto il problema del voto per i fuorisede”, dichiara il partito d’opposizione.


