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Cuore bruciato, “impossibile nuovo trapianto”. Attesa per il parere del Monaldi

di Giacomo Basile16 Febbraio 2026
16 Febbraio 2026
bimbo

Un uomo trasporta due contenitori per il trsporto di organi | Foto Ansa

ROMA – Troppo rischioso procedere con un secondo trapianto. È questo il verdetto dei medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma sul caso del bimbo di due anni e mezzo con un innesto di cuore. “Il paziente presenta controindicazioni contingenti” a un nuovo intervento, associate a un quadro di “condizioni incompatibili e sfavorevoli”, recita il documento degli specialisti capitolini, che non lasciano spazio all’interpretazione. Intanto, è atteso per la giornata di lunedì 16 febbraio il parere dell’equipe del Monaldi di Napoli, l’ospedale che ha eseguito il primo trapianto.

Le complicazioni evidenziate dai medici del Bambino Gesù

Secondo i medici, le complicazioni che rendono impraticabile l’intervento sono tre: l’emorragia cerebrale in corso evidenziata dalla Tac, la presenza di un’infezione attiva non controllata da batterio pseudomonas – che costituisce il rischio più alto di mortalità a causa del “regime di immunosoppressione intensiva” – e “l’insufficienza multiorgano avanzata” che ha interessato polmoni, reni e fegato del bimbo. 

La madre non si arrende: “Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa”

Nonostante i pareri negativi arrivati dal Bambino Gesù, la madre del piccolo non si arrende. “Spero sempre che quei medici si sbaglino e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa”, ha detto Patrizia Mercolino. Un appello struggente che l’ha portata davanti alle telecamere di Domenica In. “Mi hanno avvisato dopo l’intervento, dicendo che c’era stato un problema e il cuoricino non partiva. Mi hanno chiamato prima che andasse in terapia intensiva, quando era ancora in sala operatoria. Il dolore era troppo grande e all’inizio non mi facevo domande, poi con il mio avvocato abbiamo cercato di capire presentando delle denunce. Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali la verità”, ha raccontato la donna.

L’inchiesta della procura di Napoli

Una situazione critica che poteva essere evitata. È per questo che la Procura di Napoli sta procedendo con le indagini nell’inchiesta che dovrà spiegare i motivi alla base del fallimento del trapianto. Secondo le prime ricostruzioni, il cuore del donatore avrebbe viaggiato in un comune contenitore di plastica rigida e non in un box tecnologico in grado di mantenere costanti e monitorate le temperature. Ma a danneggiare irreparabilmente l’organo sarebbe stato il ghiaccio secco, utilizzato al posto di quello tradizionale e capace di raggiungere temperature talmente basse da “bruciare” i tessuti.

Il ministro Schillaci: “Attendiamo di verificare le responsabilità”

A voler fare chiarezza anche il ministro della Salute Orazio Schillaci. “Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”. Il ministro ha, inoltre, sottolineato la gravità del caso ricordando che “le attività di prelievo, conservazione, trasporto e trapianto di organi sono disciplinate da procedure estremamente stringenti e in continuo aggiornamento”.

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