TEHERAN – “Una portaerei è certamente un mezzo pericoloso. Ma più pericolosa della portaerei è l’arma che può farla affondare”. Le parole della guida suprema dell’Iran Ali Khamenei alimentano la tensione con gli Stati Uniti nel giorno dei negoziati sul nucleare in corso a Ginevra. Ma il presidente americano Donald Trump non sembra affatto scoraggiato: “Se l’Iran non farà l’accordo ci saranno conseguenze”.
Rischio escalation
Per il momento, la portaerei americana Gerald Ford continua il suo viaggio in Medio Oriente, mentre cresce il rischio di escalation. “Il presidente degli Stati Uniti a volte parla e a volte minaccia. Tuttavia, l’Iran non giurerà fedeltà a leader corrotti”, avverte ancora Khamenei.
Le parole di Trump a bordo dell’Air Force One
A poche ore dall’inizio del nuovo round di negoziati, lo stesso Trump aveva lanciato un messaggio a Teheran a bordo dell’Air Force One: “Sarò coinvolto indirettamente nei colloqui”. L’umore di The Donald oscilla tra ottimismo e avvertimenti. “Non penso vogliano subire le conseguenze di un mancato accordo. Lo vogliono”, aveva rimarcato. Ma i nodi da sciogliere sono comunque molti.
L’Iran punta sulla revoca delle sanzioni
Il compromesso di Teheran per raggiungere un’intesa con gli Stati Uniti riguarda la revoca delle sanzioni, considerata “parte integrante di qualsiasi accordo”, fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei. Che poi aggiunge: “Siamo pronti a rimanere a Ginevra per alcuni giorni o anche settimane per finalizzare un accordo e speriamo che anche la parte americana dimostri la stessa serietà e buona volontà”.
Le richieste degli Usa a Teheran
Sul fronte dei negoziati, i punti in discussione restano tre: lo smantellamento del programma nucleare iraniano chiesto dagli Usa, l’eliminazione delle scorte di uranio arricchito e la riduzione di quantità e gittata dei missili balistici a disposizione dell’Iran. Teheran, infine, dovrebbe porre fine al sostegno economico e militare alle milizie alleate di altri Paesi del Medio Oriente, come Hamas sulla Striscia di Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen.


