ROMA I chatbot sono gli eredi dei social network. Capaci di incidere sul pensiero in modi e misure molto pervasive, il Corriere della Sera racconta come diversi osservatori hanno tracciato un parallelo tra chatbot e social media.
L’analisi
I social sono stati accolti come uno strumento capace di favorire le relazioni e anche come leva democratica ma oggi gli algoritmi di profilazione sono diventati veri e propri mezzi di raccomandazione e non solo commerciale. Anzi c’è il rischio che possa degenerare fino alla manipolazione dei flussi informativi. È lecito domandarsi se i chatbot prenderanno la stessa deriva dei social con l’aggravante di poter agire in modo molto più intimo e convincente, considerando che si nutrono delle nostre domande e interlocuzioni.
L’Ia come nuovo psicologo
A sollevare il tema è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come sostegno psicoterapeutico. Sempre pronti a rispondere ad ogni domanda, i chatbot sono diventati quel professionista mai infastidito e pronto a dare soluzioni a ogni ora del giorno e della notte. Proprio questa disponibilità infinita, secondo lo studio pubblicato sul Journal of Psychopathology and Clinical Science, può trasformare il supporto in un amplificatore di disturbi psichici. Lo psicologo Javad Abbasi Jondani non mette in discussione l’utilizzo dell’Ia in ambito clinico, se integrata a un percorso terapeutico, ma condanna l’uso “fai da te”.
Quali sono i rischi
L’autore individua cinque meccanismi di rischio sul piano clinico, a partire dal ritardo nella ricerca di aiuto professionale poiché il sollievo immediato del chatbot può scoraggiare la visita da uno specialista. A questo rischio si aggiungono il rinforzo della ricerca ossessiva di rassicurazione; il possibile ritiro sociale; il rafforzamento di convinzioni distorte.
Il fenomeno investe anche l’Italia
La scorsa estate il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha presentato la prima indagine nazionale sul rapporto tra psicologia e Ia e dall’analisi emerge che oltre la metà degli psicologi intervistati, che sono quasi 6 mila, ha pazienti in cura che usano i chatbot. Quattro esperti su cinque invece indicano come rischio l’illusione di cura e autodiagnosi. Per far fronte a questo problema gli specialisti chiedono linee guida nazionali, supervisione umana e formazione specifica.


