ROMA – A quarantasei anni di distanza, un colpo di scena potrebbe riscrivere la storia della strage di Ustica del 27 giugno 1980. Le autorità francesi avrebbero infatti dato la loro disponibilità a trasferire all’Italia tutta la documentazione, fino a oggi secretata, relativa al possibile abbattimento del velivolo Dc 9 Itavia IH870 su cui viaggiavano 81 persone, decollato da Bologna, diretto a Palermo e precipitato nel Mar Tirreno. La svolta sarebbe arrivata dopo un colloquio tra la presidente del Consiglio Meloni e il presidente francese Macron.
Le prime ipotesi
L’ipotesi iniziale è un cedimento strutturale. Ma dopo il ritrovamento sui monti della Sila del relitto di un Mig 23 libico, si sospetta che a causare la caduta del Dc 9 siano stati una bomba o un missile. Una conferma che arriva nel 1982, quando la commissione ministeriale scarta definitivamente l’idea del cedimento e propende per l’esplosione. Due anni dopo il giudice istruttore Vittorio Bucarelli dispone di recuperare il relitto in mare. Nel 1989 la commissione conferma la tesi del missile, ma qualche mese dopo due dei cinque componenti cambiano idea e parlando di una bomba. A luglio Bucarelli, accusato dall’ex ministro Amato di essere un bugiardo, decide di dimettersi, lasciando il posto a Rosario Priore. Nel 1992 una settantina tra ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica militare vengono accusati di depistaggi, distruzione di prove e falso. Nel 2008 si riaprono le indagini, dopo che l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga dichiara di aver ricevuto informazioni dai servizi segreti su un possibile coinvolgimento della Francia.
Anni di risposte non date
Non è la prima volta che Roma chiede a Parigi di collaborare per fare chiarezza su quanto accaduto quel 27 giugno. A partire dal 1990, per ben undici volte in sei anni, la magistratura italiana, con a capo il giudice istruttore Rosario Priore, aveva chiesto risposte esaustive sui principali quesiti legati all’abbattimento del velivolo. Tra le informazioni chieste, oltre alle registrazioni radar del momento della caduta e la posizione di due portaerei francesi in quel momento, anche i piani di volo dei caccia francesi diretti in Libia e la misteriosa traccia ‘amica’ denominata ‘LL004’, rilevata all’altezza di Grosseto.
Le nuove richieste
Dal 2010 al 2014, il pm Erminio Amelio ha chiesto nuovamente i giornali di bordo delle due portaerei ‘Clemenceau’ e ‘Foch’ e le loro rotte, insieme ai tracciati radar, i registri e i nomi del personale a bordo. Per gli inquirenti è certo che la base fosse operativa già qualche ora prima della strage e che non c’erano solo i francesi quella notte, ma anche caccia Usa e della Nato. Un’operazione internazionale finita male, ma destinata ad abbattere un Mig libico che volava coperto dal DC-9, forse proprio quel Mig rinvenuto poi sulla Sila.


