AdnKronos, Asca e TmNews: si annunciano ristrutturazioni e polemiche

ADN-Kronos-logoTempi duri per le redazioni giornalistiche italiane, e in particolare per quelle delle agenzie di stampa. Tre delle principali – AdnKronos, Asca e TmNews – sono infatti in agitazione a causa delle ristrutturazioni ipotizzate dagli editori, che intendono ridurre il personale per motivi di bilancio.

23 licenziamenti all’Adn. La situazione più difficile è sicuramente quella dell’AdnKronos, dove l’editore Giuseppe Marra a gennaio ha annunciato ventitré licenziamenti – 20 giornalisti e 3 poligrafici – utilizzando tra l’altro non le procedure previste dalla legge sull’editoria (la 416/1981), ma quelle più generali stabilite per le ristrutturazioni aziendali dalla legge 223/1991, applicata fin qui principalmente al settore manifatturiero. Immediata la reazione del comitato di redazione, che ha proclamato uno sciopero di quattro giorni, e invocato (anche se finora con pochi risultati, data la posizione rigida dell’editore) il coinvolgimento nella vertenza sindacale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

La fusione ASCA-Tm News. Altrettanto ingarbugliata la vicenda del gruppo editoriale di proprietà del banchiere Luigi Abete (presidente della BNL ed ex presidente di Confindustria), che punta a dar vita alla seconda agenzia di stampa italiana fondendo in una sola realtà l’Asca e TM News. Il piano prevede però di lasciare a casa una trentina di giornalisti e contratti di solidarietà per gli altri colleghi, i poligrafici e gli amministrativi. Le due redazioni hanno risposto con due comunicati separati in cui, pur facendo proprio l’ambizioso progetto, si dicono contrarie ai licenziamenti e annunciano dai 5 ai 10 giorni di sciopero ciascuna.

Il contratto con Palazzo Chigi. Polemica la ricostruzione dei fatti operata da ilfattoquotidiano.it, che accusa il governo Letta di non aver imposto agli editori rigorose garanzie sui livelli occupazionali prima di aver recentemente rinnovato alle undici principali agenzie di stampa italiane (le altre sono Ansa, Agi, Dire, Radiocor, Agv News, La Presse, Nove Colonne e Italpress) il ricco contratto annuale – dal valore complessivo di 35 milioni di euro – per la fornitura di notizie a Palazzo Chigi.

In mancanza di specifiche clausole di salvaguardia – attacca Franco Siddi, segretario generale della FNSI – gli editori, che hanno ormai entrate certe per almeno un anno, si sono sentiti liberi di attivare delle pesanti ristrutturazioni e per arrivare al numero concordato di lanci giornalieri «fanno numero con gli elenchi dei programmi tv o delle partite di serie A e i relativi tabellini».

Nuove regole dal 2015? Il problema è complesso, perché al momento – ha spiegato in un recente incontro con i giornalisti interessati il sottosegretario uscente con delega all’editoria, Giovanni Legnini – i contributi pubblici costituiscono fino al 68% del fatturato complessivo di alcune agenzie. Per questo motivo il Governo stava iniziando (anche se tardivamente) a correre ai ripari, incoraggiando le fusioni aziendali per le testate in difficoltà e predisponendo una nuova bozza di contratto che, a partire dal 2015, preveda un numero minimo di redattori per le agenzie di stampa fornitrici di Palazzo Chigi.

Abete e Marra hanno giocato d’anticipo, e ora i redattori delle altre otto agenzie medio-grandi temono che i progetti di ristrutturazione possano rapidamente estendersi a tutto il settore. All’imminente governo Renzi il compito di sbrogliare (anche) questa intricata matassa.

 

Di Alessandro Testa

Alessandro Testa

Nato a Roma, ha conseguito una laurea quinquennale (110 e lode) in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, dove svolge ancora ricerca sulle primarie al dipartimento CORIS. Ha lavorato quattro anni negli uffici stampa della Marina Militare e ha collaborato con un’agenzia di stampa e diverse piccole testate. Ha frequentato il master IGS in giornalismo internazionale e una summer school in comunicazione a New York. Attualmente scrive recensioni teatrali, cura un blog ed è presente su Twitter.