Belgrado, al via la XV settimana dell’italiano nel mondo

Dante_Alighieri_2-2La XV edizione della “Settimana della lingua italiana” è iniziata ieri a Belgrado nei locali dell’Istituto italiano di cultura del duo ‘Musica Nuda’. Il motto della manifestazione di quest’anno, che si concluderà il 24 ottobre, è “L’italiano della musica, la musica dell’italiano”, che si rifà al secolare stereotipo che lega l’idioma nostrano alla musica per le sue speciali qualità fonetiche e per il ruolo fondamentale che ha avuto nella costruzione della civiltà musicale occidentale.
Centinaia gli eventi che si susseguiranno nel corso della settimana e promossi nei cinque continenti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e dall’Accademia della Crusca. La canzone d’autore e la musica contemporanea vedranno figure di primo piano partecipare alle attività degli Istituti Italiani di Cultura: le conferenze del maestro Mogol a Nizza e Berlino; Vinicio Capossela a Barcellona, Madrid e Berlino nella doppia veste di cantautore e scrittore; Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, all’Istituto di cultura di New York in un dialogo con il professor Lorenzo Coveri; il compositore premio Oscar Giorgio Moroder all’Istituto italiano di cultura di Los Angeles dove sarà insignito del “Lifetime Achievement Award”. Numerosi italianisti analizzeranno lo strettissimo rapporto tra l’italiano e la musica: il prof. Giulio Ferroni in Brasile, il prof. Tullio De Mauro a Basilea e il prof. Francesco Ciabattoni, docente alla Georgetown University, che, oltre a tenere una conferenza sulla lingua dei cantautori, con la sua band I-Taliens, eseguirà dal vivo alcune delle più belle canzoni all’Ambasciata d’Italia a Washington.
Tra le iniziative più originali, la conferenza di Pier Giorgio Odifreddi a Montevideo sul rapporto tra musica e scienza e quella del professor Antonio Ereditato a Berna sul tema “La musica della fisica”. All’Istituto Italiano di Cultura di Chicago verrà presentata la pubblicazione Ethnic Italian Records che illustra la collezione dell’Archivio Fugazzotto, una raccolta di circa 3mila registrazioni di musiche e canti degli emigrati italiani effettuate negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso.
Al di fuori del Bel Paese, coloro che parlano la lingua italiana sono oltre un milione e mezzo, suddivisi in ben 111 paesi; l’italiano rappresenta infatti la quarta lingua più studiata al mondo e nel corso dei secoli si è spesso affermata come lingua franca, tanto da essere utilizzata come idioma ufficiale dai matematici europei e non solo.
Secondo un’indagine condotta lo scorso anno dal Ministero degli Affari Esteri, l’italiano sarebbe la quarta lingua più imparata al mondo, a parimerito con il francese. Sin dagli albori considerata una lingua “femminile”, l’italiano pare quasi voler confermare la nomea: a voler imparare la nostra lingua, infatti, sono le donne. In tutti i paesi presi in considerazione nel sondaggio la loro percentuale supera quella degli uomini. Unica eccezione: il Brasile, dove gli uomini sono il 54% degli intervistati. La Francia e la Germania sono i paesi in cui questa tendenza spicca di più, con rispettivamente il 62% e il 65%.
Quasi tutti gli intervistati concordano sul motivo che li ha portati a imparare la lingua di Dante: sono interessati a capirlo meglio in viaggio. Per il 74% degli austriaci questo è il primo motivo per impararlo, per i tedeschi è addirittura il 76%. I francesi invece danno come prima motivazione lo sviluppo personale, seguita nuovamente dal viaggio. Una lingua che ha avuto nella musica il suo cavallo di battaglia, ma che – dati alla mano – non vive di sole operette.

Renato Paone

Renato Paone

Nato a Carpi (Mo) il 16 luglio 1986, si è laureato in Scienze Storico–Religiose presso La Sapienza di Roma. Nel 2007 ha iniziato a collaborare con il quotidiano “Il Corriere Laziale” ottenendo, al termine del biennio, il tesserino da pubblicista. Ha proseguito la sua attività giornalistica scrivendo su alcune riviste on line, interessandosi prevalentemente di politica estera, Medio Oriente, Asia e Africa, e pubblicando il suo primo libro, “Jihad e Stampa Cattolica”, nel settembre del 2013.