Al via un procedimento disciplinare contro Ingroia. Il ministro Severino: “Frasi insinuanti e allusive” sul processo Dell’Utri

Si apre il procedimento disciplinare contro l’ex pm Antonio Ingroia. Sue frasi come “Ho la sensazione che la sentenza e il dibattito che strumentalmente ne sta scaturendo  rientrino in quel processo di continua demolizione della cultura della giurisdizione e della prova che erano del pool di Falcone e Borsellino”, rivolte al presidente della quinta sezione penale della Cassazione che aveva annullato con rinvio la condanna a Marcello dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa,  il Pdl non le aveva proprio digerite. E per questo, aveva chiesto al ministro Paola Severino di aprire, nei confronti di Ingroia, un provvedimento per illecito disciplinare, per “aver vilipeso la Corte costituzionale e leso il prestigio e la reputazione dei suoi componenti”. Al centro dell’attenzione finiscono le interviste rilasciate il 10 e l’11 marzo scorso. Nelle tre pagine di accusa,la Severino ne riporta alcune: “Ho la sensazione che la sentenza e il dibattito che strumentalmente ne sta scaturendo – aveva dichiarato Ingroia – rientrino in quel processo di continua demolizione della cultura della giurisdizione e della prova che erano del pool di Falcone e Borsellino”. “Frase ribadita”, rimarca il ministro. “Mi sento alquanto sorpreso per questo esito perché conosco le prove che ci sono nel processo, ma non posso dirmi altrettanto sorpreso conoscendo la cultura della prova del presidente Grassi, che è totalmente lontana dalla mia”, aveva aggiunto infatti l’ex pm. “Tali espressioni – si legge nel documento al Csm -, insinuanti e allusive, si sostanziano in un giudizio pesantemente offensivo per i magistrati autori della decisione, cui viene attribuita la responsabilità di contribuire a vanificare l’opera di ripristino della legalità iniziata dal pool di Falcone e Borsellino”.

Non finisce qui. Contestate all’ex pm anche altre affermazioni: “Le decisioni della Corte costituzionale devono avvenire in base alle regole del diritto, e non in base alle ripercussioni politiche”. Oppure: “Per ragioni politiche prima ancora che giuridiche non c’era altra via d’uscita che dare ragione al presidente della Repubblica”; “Mesi di can-can politico e mediatico che hanno catturato l’attenzione, perfino a livello internazionale hanno inevitabilmente pesato sulla decisione”. O ancora: «Il comunicato emesso dà la sensazione di una sentenza che risente anche del condizionamento del clima politico». E infine: «Non esistono sentenze che non risentono del clima generale che si respira in un Paese». A dire il vero, nelle interviste contestate, uscite a caldo subito dopo il comunicato della Corte costituzionale sulla decisione, Ingroia aveva aggiunto: “Magari le motivazioni mi convinceranno del contrario”. Ma per il pg il “vilipendio” c’era già stato.

Lorenzo Caroselli