Ancora rivolte nelle carceriTre morti e 8 feriti a Rietiun'inchiesta su San Vittore

Il Papa: "Ora serve collaborazione" 35 milioni di danni, 41 agenti feriti

Dopo le prime proteste di sabato scorso nella casa circondariale di Salerno e i disordini scatenatisi in successione in ventidue istituti penitenziari italiani, nel carcere “Nuovo Complesso” di Rieti tre detenuti sono morti, probabilmente per l’assunzione di metadone, dopo aver svaligiato l’infermeria.

Altri otto sono stati trasportati in ospedale: il più grave è stato trasferito a Roma, tre sono in terapia intensiva. La sommossa del carcere rietino ha coinvolto cinquanta detenuti, che hanno danneggiato l’istituto e protestato per ore sul tetto della struttura.

Sale a dieci così il numero di morti da quando sono scoppiate le rivolte nelle carceri come forma di protesta per l’entrata in vigore del decreto contro il coronavirus, che ha vietato le visite dei parenti a tutti i detenuti.

A Foggia le forze dell’ordine continuano le ricerche degli evasi durante la rivolta del carcere foggiano. Approfittando dei disordini, 77 detenuti erano riusciti a lasciare la casa circondariale; di questi 54 sono stati catturati ma gli agenti della polizia sono impegnati su tutto il territorio per individuare gli altri 23 detenuti. Devastate due palazzine, l’infermeria e l’archivio.

Fra i fuggitivi del carcere pugliese c’è un omicida e tre affiliati alla mafia del Gargano. L’omicida è Cristoforo Aghilar, il 36enne che il 28 ottobre scorso ha ucciso ad Orta Nova, nel Foggiano, Filomena Bruno, 53 anni, mamma della sua ex fidanzata.

A Regina Coeli, storico carcere della Capitale, la direttrice Silvana Sergi in un’intervista al quotidiano Il Messaggero spiega la situazione dell’istituto che dirige: “Il fatto di non poter parlare con i propri cari ha creato malumore. Inoltre la protesta è nata anche come una forma di solidarietà tra i detenuti delle altre carceri”. La direttrice ammette che due sezioni su nove hanno protestato, ma si è riusciti a placare la rivolta, con degli interventi finalizzati a limitare i disagi legati al divieti imposti dal decreto del Governo.

“Abbiamo ampliato la fascia oraria per telefonare a casa, dalle nove di mattina fino alle
20.30 – aggiunge Silvana Sergi – e da stamattina “abbiamo potenziato le postazioni con i computer per permettere le video-chiamate con Skype. Prima utilizzavamo un solo pc, veniva impiegato soprattutto dagli stranieri. Oggi ne verranno installati altri cinque”.

Un appello alla “responsabilità” e alla “collaborazione con le apposite autorità competenti” arriva anche da Papa Francesco che le definisce, assieme alla “buona volontà, un valore aggiunto di cui il mondo ha estremo bisogno”. Il pontefice in una lettera al Mattino di Padova ha confermato che le meditazioni della sua prossima Via Crucis saranno fatte dalla parrocchia del carcere “Due Palazzi”, che sorge proprio nella città veneta.

Sulla rivolta dei detenuti di San Vittore, che ieri sono anche saliti sul tetto del carcere e hanno dato fuoco a masserizie e suppellettili, la Procura di Milano ha aperto un’indagine, al momento a carico di ignoti per devastazione, saccheggio e resistenza.

Intanto, secondo i dati comunicati dal sindacato di polizia penitenziaria da quando sono iniziate le proteste nel carcere di Salerno, i danni ammontano a 35 milioni di euro, 150mila euro di psicofarmaci andati persi, 600 posti letto devastati e 41 agenti feriti.

Giuseppe Galletta

Nato a Messina il 2 Giugno 1988. Dopo la maturità scientifica conclude gli studi presso l’Università di Messina conseguendo la laurea in Giurisprudenza arricchita dalla frequentazione della Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Nel 2018 entra a far parte del Master di Giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma.