Il boss Matteo Messina Denaro dopo l'arresto, avvenuto il 16 gennaio 2023 | Foto Ansa

MMD, arrestate tre personeche favorirono la latitanzaTra loro anche un architetto

Gestisce appalti del Pnrr a Limbiate I pm: "C'è ancora un'omertà trasversale"

ROMA – Nuovo colpo alla rete di complici che per anni ha protetto il superboss latitante Matteo Messina Denaro, morto il 25 settembre scorso. In manette sono finiti tre “insospettabili”: l’architetto Massimo Gentile, che gestisce gli appalti del Pnrr a Limbiate, in provincia di Monza; Cosimo Leone, tecnico radiologo dell’ospedale di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani e Leonardo Gulotta. Ai primi due è contestato il reato di associazione mafiosa, a Gulotta quello di concorso esterno in associazione mafiosa.

I reati contestati a Gentile, Leone e Gulotta

Nello specifico, Gentile, impiegato al Comune di Limbiate ma originario di Mazara del Vallo, il paese in cui Messina Denaro ha trascorso gli ultimi anni di latitanza, tra il 2007 e il 2017 avrebbe ceduto più volte la sua identità al capomafia. Grazie a questo stratagemma, il superboss ha potuto acquistare una Fiat 500 e una moto Bmw, stipulare l’assicurazione sui due mezzi e compiere varie operazioni bancarie.
A Cosimo Leone, invece, i pm contestano di aver garantito a Messina Denaro, a novembre del 2020, di fare in sicurezza una Tac al torace e all’addome e di avergli consegnato un cellulare riservato durante il ricovero all’ospedale di Mazara del Vallo.
Infine, Gulotta è accusato di aver messo a disposizione di Messina Denaro, tra il 2007 e il 2017, la propria utenza telefonica per poter ricevere comunicazioni dal rivenditore della Fiat 500 acquistata sotto falso nome e dalle agenzie assicurative presso le quali erano state stipulate le polizze per la macchina e la moto, comprate con l’identità di Gentile.

L’operazione

L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Ros, con il supporto dei comandi provinciali di Trapani, Milano e Monza. Mercoledì mattina, 27 marzo, sono state effettuate le perquisizioni nei luoghi frequentati dalle persone arrestate. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gianluca De Leo e Piero Padova. Dalla cattura di Messina Denaro, avvenuta il 16 gennaio 2023, sono finite in manette 14 persone ritenute complici del superboss, di cui quattro sono già state condannate.

La Procura: “Fitta nebbia di omertà”

La rete di complici dunque si allarga, ma secondo la Procura di Palermo ancora oggi, a distanza di mesi dalla morte di Matteo Messina Denaro, una totale omertà “avvolge come una nebbia fittissima tutto ciò che è esistito intorno alla sua figura, ai suoi contatti, ai suoi spostamenti ed alle relazioni che ha intrecciato nei lunghi anni di clandestinità”. “Un’omertà – sottolineano i magistrati – trasversale, ancora in minima parte svelata e che ha precluso agli inquirenti di avere spontanee notizie anche all’apparenza insignificanti”.

Antonino Casadonte

Mi chiamo Antonino Casadonte e vengo da Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Lingue, Letterature comparate e Traduzione interculturale all'Università di Perugia. Oltre ad essere un esperto di lingue, letterature e culture, sono un grande appassionato di giornalismo e di calcio. Per questo motivo, nel futuro sogno di coniugare le mie due passioni e di diventare giornalista sportivo.