VENEZIA – La Biennale di Venezia diventa terreno di scontro geopolitico. Il possibile ritorno della Russia all’edizione 2026 dell’Esposizione internazionale d’arte accende i governi europei e le istituzioni culturali, con una presa di posizione senza precedenti. Ventidue Paesi hanno scritto alla Fondazione chiedendo di fermare la partecipazione russa.
La lettera
La lettera – firmata dai ministri della Cultura e degli Esteri di Stati come Francia, Germania, Spagna, Svezia e Belgio, oltre all’Ucraina – invita la dirigenza della Biennale a “riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa”. Il timore, spiegano i firmatari, è che Mosca utilizzi il proprio padiglione ai Giardini come strumento di propaganda, con il fine di proiettare un’immagine di normalità internazionale mentre prosegue la guerra contro Kiev e la distruzione del patrimonio culturale ucraino.
Si muove anche la Commissione europea
Ma le pressioni non arrivano solo dai Paesi. Anche la Commissione europea, con la vicepresidente Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef, ha fatto sapere di valutare “ulteriori azioni”. C’è addirittura la possibilità di una sospensione dei finanziamenti europei alla Fondazione.
Il botta e risposta tra Giuli e Buttafuoco
La vicenda riaccende anche il braccio di ferro tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Quest’ultimo, nei giorni scorsi, aveva difeso la scelta di non imporre esclusioni in nome dell’autonomia culturale dell’istituzione, parlando di una “Biennale della tregua” e rivendicando una linea contraria a “chiusure e censure”. Dal canto suo, Giuli ha preso nettamente le distanze dalla partecipazione russa, ribadendo la posizione del governo italiano.
Il nodo giuridico
Né la Biennale né il governo italiano hanno gli strumenti per impedire formalmente la partecipazione russa. Infatti, il nodo è anche giuridico. La Russia possiede il proprio padiglione ai Giardini e, secondo lo statuto, può partecipare alla rassegna semplicemente comunicandolo. Mosca era uscita di scena nel 2022, all’inizio del conflitto con l’Ucraina, e aveva rinunciato anche nel 2024. Così, il ritorno previsto per il 2026 riaccende il conflitto diplomatico. Sullo sfondo, pesa anche la figura della curatrice del progetto, Anastasiia Karneeva, legata alla società Smart Art fondata con Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.


