Il volto di Giulio Regeni su un cartello durante una manifestazione in suo onore / Foto d'archivio

Caso Regeni, mercoledìla Consulta si pronunciasulla ripresa del processo

I quattro agenti egiziani sono accusati di averlo ucciso e torturato

ROMA – Il caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016, potrebbe arrivare a una svolta. Oggi, 20 settembre, la Corte Costituzionale è chiamata a decidere sull’eventuale ripresa del processo nei confronti dei quattro agenti della National Security, il servizio segreto egiziano, sospettati per l’assassinio. La Consulta, nella seduta odierna, dovrà esprimersi nello specifico in merito alla questione dell’“irreperibilità” dei quattro ufficiali, accusati di omicidio, sequestro di persona pluriaggravato e concorso di lesioni personali gravissime. 

Il giudice per l’udienza preliminare Roberto Ranazzi, nell’inviare gli atti del procedimento alla Consulta, ravvisò la mancata collaborazione delle autorità egiziane con l’Italia. Queste ultime avrebbero dovuto fornire informazioni sulla residenza dei quattro 007 imputati, per poter inviare le notifiche ai rispettivi domicili. Per questo motivo, nell’ottobre del 2021, la Corte d’Assise di Roma aveva stabilito che gli imputati non potessero essere giudicati in quanto non vi era la certezza che fossero a conoscenza di essere iscritti nel registro degli indagati.

Tuttavia, il mancato invio della notifica da parte della Procura di Roma non è dovuto all’incuria, ma alla volontà dell’Egitto di non fornire gli indirizzi dei quattro sospetti. Lo stesso Ranazzi ritenne che la norma alla base della decisione dello stop del processo, voluto dal tribunale di Roma, fosse anticostituzionale.

“Le norme costituzionali che indicano le basi del giusto processo sono completamente pretermesse perché in mancanza di una disciplina che consenta di procedere in assenza dell’imputato quando il suo stato di appartenenza o di residenza non cooperi con il giudice terzo e imparziale, tutte le norme sul giusto processo sono rese vane svuotate di contenuto”, questo aveva scritto Ranazzi, inviando gli atti alla Consulta. Così, la Procura si è rivolta alla Cassazione.

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha dunque chiesto ai giudici di sbloccare la stasi processuale e permettere di procedere contro i quattro agenti a fronte della “ragionevole certezza” della “conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale a loro carico”. 

Martina Vivani

Nata a Roma nel '96, sono laureata in Lettere Moderne ed Editoria e scrittura. Guidata da un forte interesse per il mondo della comunicazione, sogno di poter diventare giornalista professionista.