Cinquant’anni e non sentirli. Oggi a Roma convegno dell’Ordine dei Giornalisti sullo stato della professione

Come sono cambiate l’etica e la professionalità dei giornalisti cinquant’anni dopo la nascita dell’Ordine di categoria. Non solo: quali sono gli scenari futuri dell’informazione e in che modo gli stessi giornalisti possono contribuire per continuare a essere centrali per la pubblica opinione nell’era di internet. Di questo si è parlato oggi all’incontro ‘Giornalisti: mezzo secolo di Ordine’, che si è svolto nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari a Roma. Sono intervenuti il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, la direttrice di Rainews Monica Maggioni, l’avvocato cassazionista e penalista Caterina Malavenda e il giornalista Francesco Occhetta. E’ stata poi presentata la ricerca “Etica e deontologia: giornalisti allo specchio” curata da Enrico Finzi.

Il dibattito ha provato a fornire risposte sulle principali problematiche che preoccupano i giornalisti italiani, e su cosa si debba puntare per risolvere le tante difficoltà che sta incontrando una professione da anni soggetta a una fortissima evoluzione.

“L’ordine dei giornalisti non limita la libertà dei professionisti”, ha esordito Iacopino in apertura del dibattito. “Anzi, è una delle migliori garanzie a tutela dell’informazione dei cittadini”. Quanto all’accesso alla professione, il presidente dell’Odg ha sottolineato che “le scuole di giornalismo sono un’idea geniale ma purtroppo non sono più uno strumento democratico a causa dei costi proibitivi.

“L’etica è il senso stesso del nostro mestiere”, ha detto Monica Maggioni – ricerca, verifica, permettere che i lettori abbiano un’idea più completa possibile dei fatti, pluralità, sono aspetti non solo dell’etica ma del lavoro giornalistico stesso. Etica e giornalismo si sovrappongono”, ha concluso.