ROMA – “Più che di emergenza abitativa, anche per l’Italia parlerei di una crisi ormai strutturale che richiede politiche di discontinuità rispetto al passato”. Sulla scia della “protesta delle chiavi” in Spagna, Daniela Anna Festa, ricercatrice nel settore dei metodi e modelli per l’economia e il territorio presso l’università “La Sapienza”, spiega a Lumsanews le cause e i possibili sviluppi di un nervo scoperto europeo che tocca da vicino anche il nostro Paese.

Qual è in questo momento la situazione in Italia dal punto di vista abitativo? C’è un’emergenza in corso?
“Il problema non è più contingente e non utilizzerei più termini emergenziali. Per quanto riguarda le possibilità dei cittadini, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ci dice che i nostri redditi reali sono fermi al 2008, quindi c’è un problema di inaccessibilità dei costi. Non è omogeneo in tutta Italia, ma riguarda soprattutto i grandi poli urbani”.
Quanto incide il calo dell’offerta abitativa pubblica?
“Siamo ai minimi storici in questo ambito. In dieci anni siamo scesi da poco meno del 5%, che era già molto poco nel panorama europeo, al 2,4%. Dunque l’offerta della case pubbliche nel nostro Paese è irrisoria. A risentirne maggiormente è il settore dell’affitto, vero epicentro della crisi, soprattutto per le famiglie e i giovani che intraprendono la vita professionale”.
Eppure, i prezzi del nostro mercato immobiliare sono gli unici sotto il picco toccato prima della crisi del 2008. Come si spiega?
“I prezzi che sono risaliti in maniera più contenuta rispetto agli altri Paesi sono quelli di compravendita. Invece, se guardiamo ai prezzi degli affitti, c’è stata un’impennata del 33% in media negli ultimi cinque anni”.
Essere ‘il Paese dei proprietari di case’ ha contribuito a contenere i prezzi?
“Sì. Questa peculiarità ha protetto coloro che possono beneficiare di un titolo di proprietà o che possono trasmetterlo ai propri figli. Questo crea però disuguaglianza tra coloro che ricevono un patrimonio abitativo e possono convertirlo in capitale e chi invece, non avendo questo vantaggio familiare, si trova esposto ai prezzi degli affitti”.
Quali sono le misure più urgenti su cui il Governo dovrebbe lavorare?
“Il Piano Casa omette totalmente la questione degli affitti e non accoglie le indicazioni giunte anche a livello europeo sulla necessità di limitare gli affitti brevi, tema sul quale siamo in forte ritardo rispetto ad altri Paesi del Continente. Le risorse previste sono esigue e si potranno recuperare al massimo 60.000 case, una goccia nell’oceano del bisogno abitativo e rispetto a quelle abitazioni che dovrebbero essere ristrutturate”.
C’è il rischio concreto che l’Italia possa essere la futura Spagna e che possa scatenarsi anche nel nostro Paese una rivolta popolare per la crisi abitativa?
“Un elemento sul quale porre grande attenzione è quello degli sfratti. La tendenza a favorirli come ipotetica soluzione al problema abitativo è un nervo scoperto da tenere sotto osservazione, perché potrebbe essere un elemento in grado di provocare mobilitazioni di massa. Il Piano Casa dovrebbe affrontare le fragilità delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese e a pagare l’affitto, anziché criminalizzare coloro che non sono in grado di sostenere i costi del mercato”.


