Crollo Ponte GenovaDopo il caos coperture oggi il testo al Quirinale

Resta l'incognita sul commissario Rabbia da parte degli sfollati

Oggi il “decreto Genova” dovrebbe arrivare sul tavolo del Presidente della Repubblica per ricevere la sua firma. All’indomani del caos sulle coperture, con tensioni e rimpalli di responsabilità tra i ministeri, per il decreto dovrebbe essere questione di ore. Ad assicurarlo è il vicepremier Luigi Di Maio in una intervista rilascia questa mattina a Radio Capital.  Nel frattempo però non si placano gli accesi dibattiti tra gli addetti ai lavori, con il presidente della Liguria Giovanni Toti che vede quasi più opportuno ricominciare tutto da capo.

Caos coperture

Dodici giorni dopo il varo in Consiglio dei ministri, ieri il provvedimento che dovrebbe dare avvio agli interventi più urgenti era ancora fermo al ministero dell’Economia per l’ultimo esame prima di essere inviato al Presidente della Repubblica. Negli spazi destinati a indicare le risorse economiche a copertura delle misure stabilite dal decreto,  secondo quanto trapelato su alcuni giornali il governo aveva messo solo dei puntini di sospensione. Non solo, il testo era ad alto rischio nell’esame di legittimità per tutta una serie di altri aspetti. In altre parole per la Ragioneria generale, l’organo che si occupa di esaminare le sostenibilità economica di tutti i provvedimenti legislativi, il decreto era incompleto e impossibile da approvare. I membri del Movimento 5 Stelle, come Luigi Di Maio, hanno accusato i tecnici della Ragioneria di aver bloccato il decreto e di aver voluto sabotare il governo per vendicarsi dei recenti attacchi subiti. Si tratta infatti degli stessi tecnici minacciati nel messaggio audio registrato da Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio. Dopo un pomeriggio di attacchi, l’incidente si è risolto in serata: la Ragioneria ha suggerito una serie di coperture finanziarie che sono state accolte dal governo.

L’incognita del commissario

Ma su alcuni dettagli, per esempio il nome del commissario alla ricostruzione, il governo ha già fatto sapere che bisognerà comunque aspettare ancora. Il commissario per la ricostruzione del ponte di Genova “sarà nominato subito dopo che il decreto sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale” ha dichiarato di Maio spiegando che il nuovo commissario “avrà tutti i poteri per chiamare l’azienda migliore e fare il prima possibile”.

La bagarre politica

Le polemiche politiche, però, ancora non si placano. Il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi, intervistato dal Corriere della Sera, parlando delle coperture ha spiegato che “una parte le abbiamo trovate noi all’interno del Mit, ma quelle che riguardano altre voci vanno trovate dagli altri ministeri. Alcune coperture devono essere messe anche sui bilanci successivi, è normale. E comunque alla riunione di Palazzo Chigi con il sindaco Bucci e il presidente Toti c’erano anche gli esponenti del ministero delle Finanze e quel giorno gli fu data l’indicazione di trovare le coperture”. E sull’invito di Toti a ritirare il decreto e a ripartire da zero ha dichiarato che “non è una strada logica. Se ci sarà la necessità di apportare modifiche si faranno in fase di conversione”.

La rabbia degli sfollati

Nel frattempo gli sfollati continuano a sentirsi abbandonati. “Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni del porto è ferocemente arrabbiato” ha dichiarato il presidente del Comitato degli sfollati del ponte Morandi, Franco Ravera, ai microfoni di Mediaset. “Siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant’Ilario, sotto casa di Beppe Grillo”.

“I genovesi meritano una riposta chiara, non è tempo delle polemiche”. Così, in una nota, Rossella Muroni, parlamentare di LeU.  “Sui vergognosi ritardi per il decreto di Genova, il Governo degli incapaci ha compiuto il più grave dei reati verso i cittadini: alto tradimento”,  ha scritto su Twitter il deputato ligure e portavoce di Forza Italia, Giorgio Mulé.

La colpa di Autostrade

È di ieri intanto l’atto d’accusa della Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture contro Autostrade, contenuto nelle conclusioni sulle possibili cause del crollo. La società sapeva dello stato di degrado del ponte ma non è intervenuta, tesi rigettata al mittente dal concessionario. Nel mirino anche la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere. Insomma una lunga serie di ragioni per le quali il decreto prevede norme per la “rapida” ricostruzione del ponte “senza dare la possibilità ad Autostrade di mettere una pietra” come ha specificato il vicepremier Di Maio perché “quella relazione ci apre una prateria per revocare la concessione. In quella relazione c’è scritto che Autostrade è stata la responsabile per la distruzione del ponte”.

Luisa Urbani

Nasce a San Benedetto del Tronto il 21 agosto del 1990. Conseguita la maturità scientifica si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Macerata elaborando una tesi in diritto internazionale. Negli anni della laurea collabora con testate giornalistiche on line e come portavoce di personaggi politici locali.