La sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, durante l'incontro dal titolo "Sicurezza e Linguaggi dell'Odio" presso Palazzo della Cancelleria a Roma, 14 settembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Dall'amore all'odio liberoLe minacce del web presentate in un convegno

Boschi: "Servono nuove norme" Boldrini: "Difendere i più deboli"

«Dalla stagione dell’amore libero siamo passati a quello dell’odio libero: c’è una sorta di liberalizzazione, come fosse un segno di libertà dire quello che si vuole sul web». Lo ha detto la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi aprendo il convegno “Sicurezza e linguaggio dell’odio”.

È un incontro internazionale, a cui partecipano anche i rappresentanti delle avvocature del G7, organizzato dal Consiglio nazionale forense a Palazzo della Cancelleria, con lo scopo di rafforzare una strategia sovranazionale che consenta di contrastare le minacce alla dignità personale, alla privacy e alla sicurezza, derivanti dalle fake news e dall’incitamento all’odio.

«C’è stata un’involuzione culturale che ha portato a non sentire più il senso della misura e non dare un argine alle parole d’odio usate anche per motivi etnici e razziali – ha continuato Boschi – Dal monitoraggio effettuato dal dipartimento Pari opportunità, rileviamo 7mila discorsi d’odio al giorno sul web. Emerge che cambiano i soggetti vittime di questi insulti. Quindi dobbiamo adeguarci e dare una risposta anche normativa».

Fino ad ora la Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet ha redatto nel 2015 la Carta dei diritti in Internet, che però rappresenta solo una dichiarazione d’intenti e non ha valore giuridico vincolante. È stata poi istituita, il 10 maggio 2016, una seconda commissione che dovrebbe monitorare proprio i fenomeni di odio, derivanti da intolleranza, xenofobia e razzismo. Invece è stata approvata una vera e propria legge sul cyberbullismo, entrata in vigore a giugno di quest’anno, per arginare il fenomeno tra i giovanissimi.

Tra gli altri partecipanti al convegno, la presidente della Camera, Laura Boldrini, che tanto si è spesa in questi mesi sulla questione, organizzando diversi incontri, specie nelle scuole, per insegnare ai giovanissimi come difendersi dai rischi del web. A breve, infatti, verrà lanciato il primo grande progetto di educazione civica digitale, che coinvolgerà oltre alle due Commissioni Internet, il ministero dell’Istruzione e altri partner tra cui Facebook, Google, la Rai, la Fieg e Confindustria.

«L’assenza di regole nel web va a discapito dei più deboli e vulnerabili. Le donne sono il bersaglio preferito di questi fenomeni di odio – ha detto Boldrini – Occorre battersi perché vengano rispettate. Io dico no a chi sostiene che dobbiamo convivere con la violenza. Questo odio mette a rischio la convivenza civile».

L’accento è stato messo anche sul risvolto politico ed economico che possono avere le fake news: se la Boschi ha parlato dei rischi in campagna elettorale, riportando l’esempio americano; il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, ha ricordato che i dati in rete ormai rappresentano un mercato «di gran lunga superiore a quello del petrolio» e che per questo va monitorato.

Marina Lanzone

Nata a Monopoli (Ba) il 17 febbraio 1993. Laureata in Lettere all'Università di Bari, ha iniziato a collaborare con una testata on-line. Nel 2016 ha frequentato un Master in giornalismo semestrale che le ha offerto l’opportunità di fare uno stage presso la sede romana del Tg5. Appassionata di teatro e cinema ma anche costume e società ha iniziato il secondo master in giornalismo presso la Lumsa per mettersi in gioco e diventare una giornalista multitasking.