ROMA — Il Partito democratico non prenderà parte al voto finale sul ddl antisemitismo in commissione Affari costituzionali. La scelta arriva dopo l’appello rivolto dalla segretaria Elly Schlein alla maggioranza: modificare quella che lei stessa definisce “la definizione divisiva” di antisemitismo inserita nel provvedimento.
Il nodo è tutto lì, nella formula da mettere a fondamento della legge. Il testo si richiama alla definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), che il Pd giudica troppo generica e quindi esposta a letture eccessivamente estensive. I dem chiedono di sostituirla con quella contenuta nella Jerusalem Declaration, considerata più circoscritta.
Cosa prevede il disegno di legge
Il disegno di legge, che approderà a Montecitorio il 2 ottobre, punta soprattutto sulla prevenzione. Sono previsti percorsi formativi obbligatori e linee guida specifiche per il personale scolastico, per le università, per la pubblica amministrazione e per le forze dell’ordine. L’obiettivo dichiarato è dotare questi attori degli strumenti culturali necessari per riconoscere e disinnescare i pregiudizi antiebraici.
Il provvedimento ha già cambiato volto durante l’esame al Senato. Il testo originario conteneva una normamolto discussa, che introduceva misure preventive in materia di ordine pubblico e limitazioni preventive alle manifestazioni. Una modifica sostanziale, che ha sgonfiato il fronte più controverso del ddl ma non ha chiuso la partita sulla definizione, che resta il principale terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.


