Disoccupazione. Istat, quasi 6 milioni senza lavoro
E un quarto ha smesso di cercarlo

Continua a crescere la disoccupazione in Italia. Nel 2012 infatti le persone senza un lavoro hanno raggiunto quota 5 milioni e 720mila.  Lo rende noto l’Istat attraverso il rapporto “Disoccupati, inattivi, sottoccupati”, rilevando, tra l’altro, il grande scoraggiamento di chi è senza impiego.

La situazione in Italia. Tra i più sfiduciati spiccano gli inattivi disponibili a lavorare che lo scorso anno sono stati 2 milioni e 975mila (+2,7% rispetto al 2011), più numerosi dei disoccupati in senso stretto, che sono arrivati a toccare la cifra di 2 milioni e 744mila unità. Impressionante è infatti la percentuale degli inattivi disponibili a lavorare che ha rinunciato a cercare un impiego perché ritiene di non trovarlo: ben il 42% (quasi un milione e 300mila unità), e di questi i due terzi risiedono nel Mezzogiorno.
Uno stillicidio, in particolare quello dei disoccupati, che nel giro di cinque anni ha generato un aumento di ben 1 milione e 238mila persone, mentre la quota degli inattivi disponibili a lavorare sulla forza lavoro totale, stabile all’11,6% come l’anno scorso, è ben tre volte maggiore rispetto alla media Ue.
In diminuzione, poi, gli inattivi che cercano lavoro ma non sono subito disponibili a lavorare, che con un -6,1% rispetto al 2011 sono scesi a quota 111mila. Situazione del tutto opposta, invece, quella dei sottoccupati part time che l’anno scorso sono cresciuti di 154mila unità (+34,1% dal 2011).

La disoccupazione in Europa. Ma sono dolori per tutti, non solo per il nostro Paese: il trend negativo riguarda tutta l’Eurozona, dove, come ha sottolineatola Bce nel suo bollettino mensile, a fine 2012 il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere raggiungendo livelli senza precedenti: un 12% a febbraio e un’ulteriore perdita di posti di lavoro nel primo trimestre di quest’anno.
Il problema principale, perla Bce, rimane sempre l’accesso al credito, che indirettamente influisce sulla disoccupazione del continente: per le società non finanziarie dell’Eurozona i requisiti di accesso restano ancora restrittivi «in particolare per le piccole e medie imprese in diversi Paesi dell’area euro».


Fabio Grazzini