Election day, Recovery Funde polemica sulle zone rosseL'agenda politica di Conte

Il premier loda l'accordo franco-tedesco De Luca e Zaia contro i tagli ai Comuni

Non ha neanche il tempo, Giuseppe Conte, di pensare agli ultimi eventi che hanno scosso la politica nella mattinata di ieri. Le chat pubblicate dal quotidiano “La Verità” in cui emerge l’avversione del magistrato Luca Palamara per Matteo Salvini, oppure la bagarre generatasi alla Camera dopo che il deputato grillino Riccardo Ricciardi aveva attaccato la sanità lombarda, generando l’indignazione dei leghisti e costringendo il presidente Roberto Fico a sospendere i lavori, sembrano già lontane se si guarda l’agenda politica di oggi.

Fa da sfondo il rinnovato ruolo di Italia Viva negli equilibri della maggioranza, dopo che i renziani hanno salvato dalla sfiducia il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Quella di sostenere il governo è stata una decisione importante”, ha dichiarato il presidente del Consiglio. “La maggioranza adesso è compatta – ha aggiunto – e si può progettare un percorso comune per quanto riguarda i temi”. Temi cari a Italia Viva, tra cui “la ripartenza dei cantieri, il ‘piano choc’ e il family act”.

La rinnovata solidità dell’esecutivo aiuterà Conte a fronteggiare la polemica che sta montando sui fondi da destinare alle ex zone rosse. L’articolo 112 del decreto Rilancio prevedeva che il gettito di 200 milioni venisse esteso a tutti i comuni isolati a scopo precauzionale per almeno trenta giorni, oltre che ai centri delle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza.

La prima parte è stata però cancellata in Gazzetta Ufficiale, generando la reazione dei governatori di Veneto e Campania Luca Zaia e Vincenzo De Luca. “È imbarazzante”, sostiene il leghista, mentre ricorda che in Veneto “non abbiamo solo Vo’, ma Treviso, Venezia e Padova. Quelle sono le famose tre zone rosse istituite l’8 marzo, sparite per magia”. Per il governatore dem “è sconcertante che si sia solo immaginato di escludere Vallo di Diano e Ariano Irpino dal fondo dedicato alle aree colpite dall’emergenza Covid. Chiediamo che si corregga immediatamente questa disposizione”. E sarebbe già pronto un emendamento del Movimento 5 Stelle per ripristinare la norma originaria.

Sugli aiuti in arrivo dall’Europa, invece, Conte frena sul Mes (“Non è il mio obiettivo anche per una questione di consistenza, al di là delle condizionalità e delle sensibilità politiche interne”), mentre apre all’accordo franco-tedesco sul Recovery Fund da 500 miliardi. “È una svolta importante – ha dichiarato – perché questi soldi sono costruiti con un debito comune europeo che verrà spalmato su quasi trent’anni. Stiamo parlando di 500 miliardi a fondo perduto, ma bisogna lavorarci, sono giorni cruciali”.

Sulla politica interna il governo studia un “election day” per il 13-14 settembre che tenga dentro le regionali (in Campania, Veneto, Puglia, Liguria, Marche, Valle D’Aosta), ma anche le comunali, il referendum per il taglio dei parlamentari e le elezioni suppletive per Camera e Senato. L’idea di accorpare le votazioni ridurrebbe a un giorno solo gli assembramenti che inevitabilmente si genererebbero alle urne. Secondo il parere del Comitato tecnico scientifico – inoltre – sarebbe meglio convocare gli italiani alle urne prima che le temperature inizino ad abbassarsi e cresca il rischio di contagio da Coronavirus. Alcuni governatori, membri dell’opposizione e di un pezzo di maggioranza hanno però mostrato dubbi su una campagna elettorale da svolgersi in agosto.

Sul bonus da 600 euro arrivano rassicurazioni da parte del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.”Da qui a lunedì tutti e 4 milioni di lavoratori autonomi, collaboratori, partite Iva avranno automaticamente il contributo”, ha dichiarato ieri sera a “Piazza Pulita. La situazione è difficilissima – ha aggiunto – ma stiamo cercando di aiutare gli italiani, i lavoratori e le imprese nel miglior modo possibile”. Gualtieri ha anche smentito le voci sull’istituzione di una tassa patrimoniale: “Non è nel programma del governo e non verrà mai realizzata – ha concluso – e non faremo nemmeno la flat tax”.

Massimiliano Cassano

Napoletano trapiantato a Roma per inseguire il sogno di diventare giornalista. Laureato in Mediazione linguistica e culturale, ossessionato dall’ordine. Appassionato di politica, arte, Lego, calcio e Simpson. Arbitro di calcio da giovanissimo per vocazione.