TARANTO – La strada che porta al diritto al lavoro è bloccata come quella che dal piccolo comune di Statte porta al capoluogo di Provincia pugliese, la Sp 48. Solo che la seconda è stata occupata nella mattinata di oggi, lunedì 14 settembre, dai salariati dell’indotto dell’Ex Ilva, per protestare contro l’annuncio dei licenziamenti collettivi. A rischio i posti di 2.500 operai, che hanno annunciato 24 ore di sciopero, fino alle 7 di domani. La marcia dei lavoratori ha attraversato il rione tarantino di Tamburi, con disagi alla viabilità verso Palazzo di Città, sede principale del Municipio, dove è in corso un sit-in. Un gruppo di manifestanti ha temporaneamente bloccato il ponte girevole, mentre una delegazione ha chiesto di parlare con il sindaco Piero Bitetti.
“Non è una protesta contro la Corte d’Appello, ma contro i governi”
L’agitazione è stata indetta dalle sigle sindacali Fim CIsl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo l’assemblea di questa mattina, tenutasi nell’area antistante la portineria imprese dello stabilimento. Le sigle sindacali hanno precisato che la mobilitazione di oggi non è indirizzata contro l’ordinanza della Corte d’Appello di Milano – che lo scorso 11 settembre ha fermato cokeria e altiforni per la presenza di amianto e polveri sottili – ma contro le responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della vertenza. L’obiettivo è ottenere dall’esecutivo risposte politiche e industriali prima che il rischio di licenziamenti si traduca in una nuova emergenza occupazionale per il territorio.
Nella catena di produzione l’area a caldo soffre di più lo stop
“Avevamo previsto che con la sentenza il rischio di chiusura dell’area a caldo, anello più debole della catena, avrebbe pagato le conseguenze più pesanti”, dice dal corteo Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil di Taranto e della Puglia. “Avevamo chiesto al Governo di affrontare la situazione al Mimit e a Palazzo Chigi, ma non sono arrivate risposte per tutti i lavoratori”, aggiunge. “Servono misure straordinarie, tutela del reddito e una prospettiva industriale concreta. Non possiamo aspettare altri 10 o 15 anni. Questa è la prima iniziativa di una mobilitazione straordinaria e permanente”.
Pietro Cantoro, della Fim Cisl, nota che “la riconversione è un problema che andava già affrontato e che ora deve essere affrontato con urgenza. Chiaramente, il programma di ripresa deve essere rispettoso dell’ambiente e green, visto le sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino”. Gli fa eco ancora Brigati: “La sentenza dei giudici d’Appello di Milano ha confermato che ci sono ancora due tonnellate di amianto nell’impianto”.
I licenziamenti potrebbero salire a 4.200
I licenziamenti collettivi sono stati annunciati da diverse associazioni imprenditoriali, di cui fanno parte 28 aziende con personale al lavoro presso le fornaci dell’Ex Ilva. Una di queste associazione è Aisi, che ne ha comunicati 2.500, ai quali potrebbero presto sommarsi altri 1.700 di Confapi. Ma per questi ultimi non sono ancora state attivate tutte le procedure. Al momento, Palazzo di Città è vigilato dalle forze di polizia e il portone centrale è chiuso, mentre per domani è stato convocato in tutta fretta un incontro tra le associazioni dei lavoratori e i tecnici del Governo.


