TARANTO – Stop ai licenziamenti. L’Aigi, l’associazione che riunisce le imprese fornitrici e in appalto dell’ex Ilva di Taranto, ha sospeso il licenziamento collettivo di 2.500 lavoratori di 28 aziende associate annunciato la scorsa settimana. La decisione è arrivata in seguito all’incontro, a Roma, con i rappresentanti del governo e i sindacati, che hanno esortato l’associazione a ripensarci. Il provvedimento è in realtà soltanto rimandato, in attesa che la corte di appello di Milano si pronunci – oggi, 9 settembre – sulla richiesta di sospendere la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, decisa a luglio scorso.
Nel frattempo, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica nella società. Durante l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni datoriali e sindacati, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha chiarito che “quella del governo non è una prospettiva di rassegnazione”, bensì di rilancio. “Il futuro dell’Ilva – ha detto durante la riunione – sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a Dri”. Il sottosegretario ha poi assicurato che “nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo, l’intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area”.
Il presidente di Aigi, Nicola Convertino, ha però chiesto al governo di avanzare proposte concrete: “All’esito della sentenza cadranno tutti gli alibi e sarà indispensabile procedere senza rinvii per il futuro di migliaia di lavoratori e delle aziende dell’indotto – ha sottolineato Convertino -. Le risorse già disponibili per il forno elettrico e l’impianto Dri devono essere messe subito a disposizione: non è più tempo di attese”.


