Fase 2, riapertura regioniNo a "patente di immunità"Boccia: è incostituzionale

Scontro fra Nord e Sud sulla ripartenza Vienna: "L'Italia è ancora un focolaio"

I passaporti sanitari sono incostituzionali. Parola del ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che si è inserito nelle polemiche sulla “patente di immunità” fra Regioni. “Rileggete l’articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone”, ha detto all’audizione in Commissione federalismo fiscale della Camera. “Se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono”. E questo nonostante i numeri di Lombardia e Piemonte restino sotto osservazione.

Il riferimento è allo scontro di ieri, fra il sindaco di Milano Beppe Sala e il governatore della Sardegna Christian Solinas, che aveva invocato una “patente di immunità” per i turisti lombardi in visita nell’isola. Una sorta di certificato che, in pratica, garantisce l’immunità al Covid-19, e che già il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, aveva ventilato. “Ma me ne ricorderò quando dovrò scegliere dove andare in vacanza”, aveva minacciato il primo cittadino.

Eppure, secondo Boccia, i confini verranno riaperti senza mobilità differenziata. “Se tutte le regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione. Se siamo sani ci muoviamo”, ha precisato. “Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti”. L’ipotesi, infatti, è di predisporre un periodo di isolamento per chi si sposta da una Regione all’altra. Ma è improbabile, come spiega il Sole 24 ore. L’escamotage, infatti, servirebbe a evitare movimenti di massa, ma dal 3 giugno sarà comunque possibile venire in Italia senza quarantena per tutti i residenti di Schengen e Gran Bretagna. Al massimo, quindi, in base ai dati di monitoraggio che arriveranno domani si istituiranno delle zone rosse ad hoc.

E, a proposito di viaggi all’estero, è ancora gelo tra Roma e Vienna. “L’Italia è ancora un focolaio, anche se in alcune regioni la situazione è migliorata e l’impegno è grande”, ha detto il ministro della Salute austriaco, Rudolf Anschober, in un’intervista sul quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten. “Sono un sostenitore della libertà di movimento, ma con l’Italia dobbiamo ancora essere prudenti”