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IA su WhatsApp, Ue: “Meta viola norme antitrust. Pronte misure provvisorie”

di Flavia Falduto09 Febbraio 2026
09 Febbraio 2026
Meta

Meta | Foto Ansa

BRUXELLES – L’indagine antitrust su Meta, avviata dall’Unione europea lo scorso anno, subisce una svolta. La Commissione Ue ha stabilito in via preliminare oggi, 9 febbraio, che il colosso tecnologico ha violato le norme sulla concorrenza escludendo i chatbot virtuali di terze parti dall’accesso e dall’interazione con gli utenti su Whatsapp. Le violazioni delle norme antitrust riguarderebbero, poi, anche i social Facebook e Instagram.

Le misure provvisorie di Bruxelles per “evitare danni alla concorrenza”

La condotta di Meta, spiegano da Palazzo Berlaymont, rischia di impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato degli assistenti di IA all’interno del See, lo Spazio economico europeo. Le misure provvisorie contro la big tech – si legge in una nota – potrebbero evitare “danni gravi e irreparabili”, fatto salvo il rispetto dei suoi diritti di difesa. Gli addebiti non riguardano l’Italia, dove l’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva già avviato a dicembre 2025 un procedimento cautelare contro Meta per abuso di posizione dominante.

Le parole della vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera

Sulla comunicazione inviata a Meta è intervenuta anche la vicepresidente della Commissione Ue e Commissaria per la concorrenza Teresa Ribera, che ha ricordato come l’intelligenza artificiale stia apportando “innovazioni incredibili ai consumatori”. Il nodo cruciale, però, è un altro: “Dobbiamo proteggere una concorrenza effettiva in questo settore dinamico (il mercato degli assistenti virtuali – ndr). Non possiamo permettere alle aziende tecnologiche dominanti di sfruttare illegalmente la loro posizione per procurarsi un vantaggio sleale”. La Commissione Ue, ha aggiunto Ribera, ha imposto misure provvisorie contro Meta per “preservare l’accesso dei concorrenti a Whatsapp mentre l’indagine è in corso”. Ma anche per “evitare che la nuova politica del colosso tecnologico danneggi irreparabilmente la concorrenza in Europa”. 

La risposta di Meta

Non si è fatta attendere la risposta di Meta. Un portavoce della big tech ha fatto sapere che “non c’è alcuna ragione affinché l’Unione europea intervenga sull’interfaccia di programmazione delle applicazioni di Whatsapp Business”. Ciò perché “esistono numerose opzioni di intelligenza artificiale e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore”. La logica della Commissione Ue, ha precisato poi il portavoce, “presuppone erroneamente che interfacce rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”.

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