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Scheda/ Violenza ostetricaun dramma nascostoraccontato attraverso i dati

Gli studi mostrano un incremento del fenomeno nel nostro Paese

I numeri che riguardano la violenza ostetrica non si dimostrano incoraggianti. La ricerca IMAgiNE EURO, voluta dall’OMS per valutare la qualità delle cure ricevute dalle donne che hanno avuto un figlio nella prima fase della pandemia in diversi paesi europei, è stata gestita per l’Italia dall’ istituto Burlo Garofalo di Trieste e pubblicato il 29 giugno 2022 sull’International Journal of Gynecology & Obstetrics. Lo studio ha coinvolto 4.824 donne che hanno partorito in ospedale dal 1 marzo 2020 al 29 febbraio 2021. Un quarto di loro ha dichiarato di non essere stata trattata con dignità durante il parto e il 13% ha raccontato di aver subito abusi, soprattutto tra le donne del sud. Il 44% ha avuto difficoltà ad accedere alle visite in gravidanza e il 39% non si è sentito coinvolto nelle scelte riguardo al parto. Per questo motivo alla fine del 2021, la relatrice speciale dell’Onu sul diritto alla salute, Tlaleng Mofokeng, ha denunciato l’aumento della violenza ostetrica. 

Sempre secondo l’Oms ad essere troppo alto nel nostro paese è anche il numero dei parti cesarei. L’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, chiede che il ricorso a questo tipo di intervento non superi la soglia del 15% ma in Italia questa pratica sfiora quasi il 32%.

Già nel 2017 Elena Skoko e Alessandra Battisti – cofondatrici dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) – avevano promosso, insieme a Doxa, una ricerca condotta dall’Osservatorio attraverso l’analisi di un campione rappresentativo di circa cinque milioni di donne. Un lavoro che, a causa della difficoltà nel reperire dati sulla violenza ostetrica, rimane uno dei pochissimi realizzati in Italia sul tema. Già all’epoca i risultati si erano rivelati allarmanti: circa il 21% delle madri italiane dichiarava di aver subito un forma di violenza ostetrica durante il parto, il 41%  di essere stato vittima di pratiche lesive per la propria dignità psicofisica, 1,6 milioni di madri affermava inoltre di aver ricevuto un un intervento di episiotomia, ossia la pratica chirurgica che prevede l’incisione del perineo, senza però ricevere un consenso informato.

Beatrice D'Ascenzi

Nata a Roma, mi laureo prima al Dams in Cinema, Televisione e Nuovi media e successivamente mi specializzo in Informazione Editoria e Giornalismo presso l’Università Roma Tre. Amo il cinema, la storia latino-americana e il giornalismo radiofonico, che spero riesca a placare la mia costante necessità di parlare. Di me dicono che sembro uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez.