“Il nucleare è il futuroma la fusione è lontanaSi punti sulla fissione”

Il fisico Romano è l’avvocato dell’atomo “Anche le rinnovabili creano rifiuti”

Il fisico Luca Romano da anni è impegnato in difesa dell’utilizzo dell’energia nucleare. Conosciuto sui social come “L’avvocato dell’atomo”, ritiene che rappresenti una fonte di energia sicura e sostenibile.

Il nucleare verde esiste?

Si passa sempre dalla fusione, è sempre energia nucleare. Chiaramente si basa su un meccanismo diverso, che però è una tecnologia ancora molto in là da venire. Eni ha appena dichiarato che il prototipo sarà pronto per il 2025 e dopo un altro decennio di ricerca si riuscirà magari ad averla su scala commerciale. L’operazione mi sembra un po’ troppo ottimistica, se la paragoniamo all’Iter, il più grande progetto mondiale di ricerca sulla fusione nucleare, finanziato dall’Unione Europea, a cui partecipano tra gli altri anche Stati Uniti, Giappone, Cina, Corea e Canada. C’è differenza con i reattori che oggi producono energia nel mondo, tutti a fissione, perché sfruttano l’uranio. Ad oggi la fusione è ancora lontana.

Cosa serve per ottenere una fusione?

Richiede una camera a vuoto, che stanno costruendo a Cadarache, nel sud della Francia, con dei magneti superconduttori alimentati con tecnologia genica. Il plasma Prevedono di produrre nel 2025 il plasma, che arriverà a una temperatura di 150 milioni di gradi, più del doppio del Sole. Mentre i magneti con sospensione avranno una temperatura di 7 gradi Kelvin, 7 gradi sopra lo zero assoluto, ottenuta con elio liquido. La prima fusione è attesa nel 2035. Se gli esperimenti avranno successo si inizierà a costruire il primo reattore in grado di produrre energia elettrica con fusione ma non ancora l’elettricità, che rappresenta il passo successivo. Ma potrebbe volerci molto più tempo. La fusione su scala industriale secondo me è complicata, non è una tecnologia ancora disponibile. Oggi dobbiamo concentrarci su quello che abbiamo e ridurre le emissioni di CO2.

Luca Romano

Il fisico Luca Romano è conosciuto come “l’Avvocato dell’Atomo”

Cosa pensa del Carem argentino?

A mio avviso è un reattore a fissione, di piccola taglia, modulare. Ci si riferisce a potenze che vanno da 500 chilowatt a 300 megawatt e possono essere fabbricati in serie. Di progetti così ce ne sono tantissimi nel mondo: alcuni prototipi già funzionanti, altri invece in via di sviluppo, che puntano comunque alla produzione di massa perché il vantaggio di reattori come il Carem è che richiedono tempi e costi inferiori e soprattutto non devono essere realizzati in loco ma possono essere completati in fabbrica e poi trasportati e installati sul sito, permettendo di fare economie di scala.

Questi reattori possono rappresentare il futuro?

Sì. Con la quarta generazione solitamente ci si riferisce ai progetti di ricerca sui reattori autofertilizzanti a neutroni veloci, quindi a metalli liquidi, a gas, a sali fusi o in qualche caso ad acqua supercritica. Utilizzano un fluido refrigerante e i neutroni non vengono rallentati: questo fa sì che i neutroni “veloci” hanno una probabilità più alta di essere catturati dagli elementi pesanti e sostanzialmente i reattori possono riciclare le scorie radioattive, andando a bruciare gli attivi e a trasformare l’uranio 238 in plutonio.

Si compie davvero un passo avanti sul fronte delle scorie nucleari?

Non si fanno i dovuti confronti con le altre forme di produzione dell’energia, perché tutte – incluse le rinnovabili – creano rifiuti, dal pannello solare esausto alla pala eolica che va smaltita. È vero che le scorie nucleari sono particolarmente complesse da gestire ma la quantità che se ne produce è estremamente bassa. La resistenza verso il nucleare ci rende purtroppo estremamente dipendenti dai combustibili fossili, in particolare dal gas.