La scritta della Acelor Mittal sullo stabilimento siderurgico ex Ilva di Genova Cornigliano. Genova, 05 novembre 2019. ANSA/LUCA ZENNARO

Indagine sull'ex Ilvachiusura più vicina20mila famiglie a rischio

Preoccupa l'incidenza dei tumori Melucci: «O si cambia rotta o si chiude»

I sessanta giorni concessi ad ArcelorMittal dal Tar di Lecce per spegnere gli impianti dell’Ilva scadranno il 14 aprile: l’azienda dovrà risolvere in 30 giorni le criticità ambientali o sarà costretta a chiudere gli impianti inquinanti.

Ad allarmare il Tar di Lecce sono i 173 casi di tumori maligni riscontrati in soggetti fino ai 23 anni. Il tribunale amministrativo ha anche “accusato” l’ex ministro Sergio Costa di aver promosso un monitoraggio lento e insufficiente delle polveri sottili PM10 e PM2,5. Dura presa di posizione del sindaco tarantino Rinaldo Melucci. «O si cambia rotta o l’Ilva non può continuare a lavorare» ha detto.

ArcelorMittal ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato, spiegando che c’è in gioco il futuro di 20mila famiglie. Il segretario della Cisl, Roberto Benaglia, ha detto che quanto disposto dal Tar «costituisce un ribaltone giudiziario, una minaccia forte alla vita dello stabilimento e al futuro di oltre 20mila famiglie». Benaglia spera che ora il governo convochi le parti per discutere la riconversione e trasformare Taranto nel principale produttore di “acciaio verde” in Europa. Le istituzioni locali chiedono un accordo che tuteli ambiente, salute e lavoro. Richiesta di un tavolo di confronto sull’Ilva avanzata anche dal Codacons al nuovo ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi «va studiato il nodo dell’occupazione, per tutelare i lavoratori dell’acciaieria i cui diritti devono integrarsi con salute e l’ambiente».

La riconversione industriale è invocata anche dal segretario nazionale dell’Ugl Michele Spera. «Occorre dare alla città di Taranto nuovo valore – ha detto- investendo nella riqualificazione, trasformando i problemi in un punto di forza». Il presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto, Cosimo Nume, ritiene quindi necessario un intervento sulle fonti inquinanti. «Il danno alla salute non va compensato – ha spiegato all’Ansa – ma prevenuto e vanno attivate tutte le procedure che escludano per il futuro altro nocumento ai lavoratori e ai cittadini di Taranto».

Francesco Fatone

Mi chiamo Francesco Fatone, nato il 14 marzo 1995 e laureato in Scienze Politiche a Napoli, sono contributor su due riviste. Attualmente sono studente del Master in Giornalismo LUMSA.