L'avvocata Alessia Sorogato

"La legge non ha arginatola violenza digitaleun fenomeno troppo diffuso"

L’avvocata Alessia Sorgato a Lumsanews “Ecco che cosa fare se siete vittime”

Alessia Sorgato è un avvocata esperta in reati contro soggetti deboli e crimini informatici. Nella sua intervista a Lumsanews ha raccontato gli aspetti legali della diffusione non consensuale di materiali intimi e ha spiegato come la legge n.69 del 2019 abbia aiutato le vittime di questo reato.

Dottoressa Sorgato, qual è la prima cosa che una vittima deve fare quando vengono diffuse immagini intime che la ritraggono?

“Principalmente si trova davanti tre possibilità: la prima è rivolgersi al Garante della privacy, consegnandogli direttamente le immagini oggetto della diffusione se lei ne è in possesso. Così si può individuare il link e bloccarle.  Poi ci si può rivolgere ad alcune associazioni gratuite che insegnano come rimuovere in autonomia questi contenuti dal web. La terza via è quella della denuncia.  Devo purtroppo sottolineare però che molto spesso la vittima scopre di essere online attraverso terzi, ovvero soggetti sconosciuti che chiedono altri materiali.  Il mio suggerimento in questi casi è di non insultare chi vi sta avvisando, ma di sfruttarlo a vostro vantaggio”.

Lei pensa che la legge n.69 del 2019 abbia arginato il fenomeno?

“La legge non ha assolutamente arginato il fenomeno. La legge ha il merito di avergli dato una dignità autonoma a livello penale, perché fino al 2019 le denunce erano dislocate in tantissime fattispecie di reato. L’articolo 612 ter punisce quattro categorie di revenger diverse, con una pena da 1 a 6 anni di reclusione. Comporta inoltre la possibilità di intercettazioni telefoniche e della custodia cautelare in carcere. Diciamo che è un reato che finalmente ha reso indipendente e autonoma tutta un’attività che ormai conoscevamo e stavamo studiando da almeno 10 anni. 

E livello europeo la legge come disciplina il fenomeno?

“Ci sono aree del mondo dove questo reato è considerato alla stregua della rapina a mano armata, a livello di trattamento sanzionatorio, e altre aree dove è considerato un illecito civile.  In Nuova Zelanda è una fattispecie gravissima come in Israele, invece in Africa o in Asia i casi sono meno diffusi e incontriamo una fattispecie di revenge porn molto particolare, a sfondo patrimoniale”.

Lei pensa che questo sia un fenomeno trasversale o colpisce soggetti di un’età specifica?

“È trasversale, ma purtroppo devo dire che colpisce soprattutto i giovani. Diciamo che è un fenomeno un po’ figlio del progresso tecnologico. Ormai tutti noi andiamo in giro con un’arma impropria dentro la borsa.  So, grazie a un dialogo con una professoressa, che i ragazzi già in prima e seconda media si scambiano autoscatti erotici e filmati di rapporti sessuali. Alle medie, stiamo parlando di soggetti non imputabili perché non hanno nemmeno compiuto 14 anni”.

Ecco parliamo delle ripercussioni. Possono esserci anche dei gesti estremi da parte delle vittime, come nel caso di Tiziana Cantone

“Si, io ho analizzato con attenzione tutti i provvedimenti giudiziari del caso Cantone.  E bisogna dire che risentono proprio dell’impreparazione nel mondo giuridico che c’era in quel periodo. Il frame nel quale lei guardava verso la telecamera e diceva quella famigerata frase è stato considerato una sorta di assenso alla condivisione. Il problema è stato equivocare il consenso al filmato con il consenso alla diffusione. Qui scatta il secondo e basilare suggerimento che io do a tutte e a tutti: esplicitate sempre per iscritto, anche tramite messaggio, la volontà di non divulgare un vostro contenuto intimo”.

Beatrice D'Ascenzi

Nata a Roma, mi laureo prima al Dams in Cinema, Televisione e Nuovi media e successivamente mi specializzo in Informazione Editoria e Giornalismo presso l’Università Roma Tre. Amo il cinema, la storia latino-americana e il giornalismo radiofonico, che spero riesca a placare la mia costante necessità di parlare. Di me dicono che sembro uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez.