Le impronte digitali non sono univocheRibaltata la scienza forense

il metodo principale di identificazione non sarebbe più affidabile al 100%

I guanti hanno sempre fatto parte del corredo del ladro. Le impronte digitali infatti sono da sempre considerate lo strumento principe per l’analisi delle scene del crimine. Eppure il rapporto redatto dall’American Association for the Advancement of Science potrebbe rimettere in discussione il cardine della scienza forense. Secondo il rapporto, infatti, non esistono evidenze sufficienti per affermare che le impronte siano uniche per ciascun individuo.

Nel documento si legge che le tecniche per analizzare le impronte digitali latenti, ossia le impronte invisibili lasciate sulle superfici dai polpastrelli, non rivelano un metodo univoco per associare un corredo di impronte a una persona e non ci sono dati sufficienti per sapere quante persone possano disporre di impronte simili tra loro.

“L’analisi delle impronte digitali è uno dei metodi più utilizzati per l’identificazioni– dice Joseph Kadane, professore di statistica che ha partecipato alla stesura del rapporto – ma non esiste un metodo scientifico per stimare il numero di persone che condividono le caratteristiche di un’impronta digitale ed inoltre non si può escludere l’errore umano durante il confronto. Di conseguenza – conclude – non è possibile che le impronte vengano associate ad un unico individuo con la certezza del 100%”.

Davide Di Bello

E’ nato a Roma il 17/07/1991, ha frequentato il liceo classico ed è laureato in scienze della comunicazione all’Università “Roma Tre”. Ama il giornalismo, il cinema e la fotografia; lo animano il piacere della scoperta e la voglia di rendersi utile. Dal 2016 è entrato a far parte della redazione di Lumsanews.it