Macerata, omicidio Pamela per il sospettato l'accusadi vilipendio di cadavere

Le ultime ore della vittima: dalla fuga all'acquisto della siringa in farmacia

C’è anche il vilipendio di cadavere tra le ipotesi di reato a carico di Innocent Oseghale, l’uomo in stato di fermo per omicidio e occultamento di cadavere in relazione alla morte di Pamela Mastropietro. Il corpo della 18enne, allontanatasi da una comunità di Corridonia, è stato trovato smembrato e chiuso in due trolley nelle campagne del Maceratese.

Pamela, di Roma, era ospite della comunità di recupero “Pars” e non era la prima volta che scappava. Già nell’ottobre scorso, la giovane si era allontanata: una fuga durata cinque giorni. “Amo’ dove sei andata a finire? – scriveva il fidanzato – Te devi fa aiuta’. Allora non hai capito un ca…?? L’unione fa la forza, da sola non vai da nessuna parte”. Qualche giorno dopo Pamela torna in comunità, grazie alla segnalazione di alcune persone che l’avevano riconosciuta in strada.

Tra i progetti di Pamela quello di iscriversi a psicologia. A rivelare questo particolare a Il Corriere della Sera è José Berdini, educatore e responsabile della comunità terapeutica: “Era piena di bellezza, energia e fragilità. Mi diceva ‘Sai Josè, quando esco di qui, voglio tornare a studiare, magari vado all’estero e m’iscrivo a un corso di criminologia’. José ricorda l’estrema fragilità della ragazza, che passava improvvisamente dalla spensieratezza alla tristezza. Tanti gli alti e bassi nella sua vita, attraversati spesso dalla droga, come ha ricordato Berdini parlando degli attimi precedenti la sua scomparsa, quando nulla faceva sospettare della sua imminente fuga. A raccontare le ultime ore di vita è sempre l’educatore.

Domenica 28 gennaio Paola si sveglia alle 7 nella sua cameretta con bagno divisa con un’altra ragazza e verso le 13 pranza in refettorio. Una domenica apparentemente tranquilla. Lunedì 29 gennaio, però, intorno alle 14.30 Pamela se ne va senza soldi, cellulare e documenti. Gli operatori si accorgono della sua scomparsa circa un quarto d’ora dopo e iniziano le sue ricerche. La ritrovano, grazie all’aiuto dei carabinieri, martedì 30 gennaio alle 11 ma non è sola, con lei c’è il pusher nigeriano di 29 anni, adesso accusato di aver compiuto l’omicidio nella mansarda di casa sua. Un’abitazione molto vicina alla farmacia dove Pamela alle 11.05 aveva comprato una siringa da 5 ml, ‘usata dai tossici per i cocktail di droghe’, come afferma il farmacista. Nell’appartamento mansardato in affitto, non a suo nome, i carabinieri hanno trovato anche 70 grammi di hascisc, ma non eroina, il pellicciotto insanguinato di Pamela insieme a vari coltelli di grosse dimensioni. Fin qui i fatti accertati.

La sera stessa Oseghale avrebbe chiesto a un conoscente di accompagnarlo in auto ad abbandonare due trolley in campagna: solo il giorno successivo, con la scoperta del cadavere, il ‘tassista’ si sarebbe reso conto di quello che era successo. I carabinieri del Ris stanno ancora setacciando con il luminol l’appartamento. Anche per cercare gli attrezzi con i quali il corpo sarebbe stato fatto a pezzi. Nulla di elettrico o rumoroso: i vicini non hanno sentito nulla.

Mentre la madre e i nonni di Pamela ne riconoscevano il corpo e i vestiti all’obitorio di Macerata, il nigeriano ha continuato a negare davanti ai carabinieri e al pm Stefania Ciccioli: “Non l’ho uccisa io”, ha ripetuto in modo sconnesso. Ha tirato in ballo altre persone, sentite dai militari del Comando Provinciale guidati da Michele Roberti, risultate poi estranee. Il nigeriano è richiedente asilo con carta di soggiorno scaduta nel 2017, ha una compagna e una figlia che non abitano con lui.

Sul fronte politico il centrodestra attacca, con Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che dice “Ora basta! Fuori dall’Italia tutti i clandestini”, Gasparri di Forza Italia che chiede una “pena esemplare” e soprattutto il leader della Lega Matteo Salvini che spara ad alzo zero, parlando di “un’altra morte di Stato” e della sinistra con “le mani sporche di sangue. Espulsioni, espulsioni, controlli e ancora espulsioni! La Boldrini mi accuserà di razzismo? La razzista (con gli italiani) è lei”, dice. Salvini “coglie l’occasione per diffondere odio e pensa a lucrare voti con un cinico sciacallaggio”, replica la presidente della Camera, che esprime vicinanza alla famiglia di Pamela: “lo spacciatore nigeriano dovrà pagare caro”.

Simone Alliva

Laureato all'università Lumsa di Roma in Scienze dell’informazione, comunicazione e marketing, ha iniziato la professione da giornalista pubblicista nei giornali locali della Calabria. Passando nel 2013 al settimanale “L’Espresso”, dove si è occupato di cronaca politica e diritti civili.