ROMA – “Ci appelliamo al Parlamento perché approvi velocemente queste norme”. Così, con un video postato sui propri canali social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica il via libera del Consiglio dei ministri al ddl immigrazione, con la stretta sul blocco navale che rimane al centro delle polemiche sul pacchetto di misure. “Vediamo quante delle forze politiche che vengono in tv a dire che il Governo non fa abbastanza per la sicurezza saranno disposte a darci una mano”, ha incalzato la premier prima di parlare di “impegno mantenuto” e a soffermarsi sulla la compatibilità del provvedimento con il Patto Ue su migrazione e asilo.
Il muro delle opposizioni
Immediata la replica delle opposizioni. +Europa, Avs, Pd e M5S hanno chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana di intervenire per stralciare una norma che, sostengono, “limita i poteri ispettivi dei parlamentari” nei Cpr. “Una prerogativa costituzionale”, denuncia Riccardo Magi. Per Francesca Ghirra di Avs i centri sono “buchi neri del diritto”. Matteo Mauri del Pd parla di “fatto molto grave” e Alfonso Colucci (M5S) invoca la tutela delle prerogative del Parlamento.
Il nodo del blocco navale e le misure
Il disegno di legge, composto da 17 articoli, introduce l’interdizione temporanea dell’attraversamento delle acque territoriali” in caso di minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, inclusa una “pressione migratoria eccezionale”. Il divieto potrà durare 30 giorni, prorogabili fino a sei mesi. Le imbarcazioni potranno essere indirizzate anche verso Paesi terzi con cui l’Italia abbia accordi per assistenza, accoglienza o trattenimento. In caso di violazione sono previste sanzioni da 10mila a 50mila euro e, in caso di reiterazione, la confisca della nave, con responsabilità solidale estesa ad armatore e proprietario.
Stretta anche sulla protezione speciale. Serviranno cinque anni di soggiorno regolare, conoscenza certificata dell’italiano, un alloggio idoneo e adeguate risorse economiche. Si ampliano inoltre i reati che consentono l’espulsione con sentenza di condanna, includendo violenza o minaccia a pubblico ufficiale, reati contro la famiglia e rivolte nei Cpr. Critiche anche dalle Ong, che parlano di ulteriore interventi sulle attività di soccorso in mare.
La replica delle Ong: “Governo vuole estrometterci”
In un comunicato congiunto, le organizzazioni rendono nota la loro contrarierà al provvedimento. “La strategia del Governo per estromettere le Ong dal soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo”. “Dopo la Legge Piantedosi e il Decreto Flussi arriva un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del Governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. Lo affermano Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity – Sos Mediterranee.


