MINNEAPOLIS – “Dite il suo nome”. È questo lo slogan principale usato contro la polizia dai centianaia di manifestanti che sono scesi in piazza dopo l’omicidio avvenuto ieri della trentasettenne da parte di un’agente federale dell’Ice a Minneapolis, in Minnesota, durante un’operazione anti-immigrazione.
Le manifestazioni nel Paese
Le proteste, per ora a carattere pacifico, si sono estese anche alla città di New York, dove almeno 400 persone si sono radunate fuori dall’ufficio dell’Agenzia federale anti immigrazione a Manhattan. Sulla vicenda il sindaco della Grande Mela Mamdani ha ribadito di essere al fianco dei migranti e ha condannato i blitz dell’Ice definendoli “disumani” e inutili per la sicurezza.

“Vogliamo sia fatta giustizia”
Adesso i leader democratici di Camera e Senato chiedono un’indagine su quanto accaduto. “Questo omicidio deve essere oggetto di un’inchiesta approfondita nel pieno rispetto della legge” ha affermato il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries, a cui fa eco anche il numero uno dem al Senato Chuck Schumer.

La destra Maga difende la polizia
Ma se i democratici chiedono giustizia c’è chi punta invece il dito contro la vittima. La donna uccisa, stava “pedinando” gli agenti impegnati nelle operazioni di controllo delle immigrazioni ha detto la segretaria della Sicurezza Interna, Kristi Noem. Noem ha poi difeso l’agente che ha sparato dichiarando che egli “ha messo in pratica il proprio addestramento per salvare la propria vita e quella dei colleghi”.
Per la segretaria di Stato è valido l’uso delle armi da fuoco da parte dell’agente Ice e ha sostenuto che la polizia può sparare a qualcuno che minaccia gli agenti con veicoli potenzialmente mortali. Noem ha poi affermato che chiederà al ministero della Giustizia di processare come terrorismo domestico l’uso di veicoli per bloccare operazioni di controllo dell’immigrazione.
Per il Presidente Trump l’agente dell’Ice “ha sparato per autodifesa”. A rispondergli l’ex vicepresidente Kamala Harris che ammette che i video della sparatoria “sbugiardano” l’amministrazione Trump accusandola di fare “gaslighiting”, ovvero negare l’evidenza di quanto è accaduto. Una sparatoria che anche secondo il governatore del Minnesota Tim Walz era “totalmente prevedibile” e “totalmente evitabile”.

La vicenda
Lo slogan, di solito utilizzato quando a essere uccise dalla polizia sono donne afroamericane, questa volta viene urlato per una donna bianca. Renee Nicole Good, questo il suo nome, è stata ferita a morte con tre colpi di pistola dopo che aver rifiutato l’ordine dell’Ice a uscire dall’auto di cui era al volante decidendo invece di mettere la retromarcia e andare via. L’ice ha affermato che Renee ha deliberatamente puntato il suo suv contro gli agenti. La donna, 37 anni, poetessa e madre di tre figli, è stata soccorsa dai vigili del fuoco che l’hanno immediatamente rimossa dal veicolo e trasportata in ospedale dove è deceduta poco dopo. Dopo la sparatoria l’agente, invece, è stato portato in ospedale ed è stato poi dimesso.
Una vicenda che fa riaffiorare alla memoria l’uccisione di George Floyd, morto per mano della polizia nel 2020, proprio a Minneapolis, vicenda che ha dato vigore al movimento “Black Lives Matter”, “le vite dei neri contano”, anche se questa volta a farne le spese è stata una persona bianca.


