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HomeCronaca Minori stranieri, Antigone: “Soli per mesi nei centri di accoglienza”

"Giovani stranieri soli
per mesi nei centri per adulti
promiscuità pericolosa"

La coordinatrice sportelli Antigone

“Mancano posti, tutori e risorse"

di Roberto Abela01 Febbraio 2026
01 Febbraio 2026
Minori accoglienza

Francesca Stanizzi, avvocato e coordinatrice degli Sportelli dell’associazione Antigone nella Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso e nell'Ipm di Roma Casal del Marmo

L’avvocato Francesca Stanizzi è coordinatrice degli Sportelli dell’associazione Antigone nella Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso e nell’Ipm di Roma Casal del Marmo. A Lumsanews ha raccontato il funzionamento del sistema di accoglienza dei msna sul territorio italiano e il problema della devianza nei giovanissimi migranti.

Qual è la situazione dei minori stranieri non accompagnati negli istituti penali italiani?

“Al 31 dicembre 2025, i minori e giovani adulti stranieri negli Ipm erano 242, di cui 153 tra i 14 e i 17 anni. Il 79% proviene dal Nord Africa: Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia. Confrontando questi numeri con i 17.011 msna presenti sul territorio italiano, si deduce che gran parte degli stranieri negli istituti penali sono minori non accompagnati”.

Quali sono i reati più frequenti?

“Circa il 50% dei reati sono contro il patrimonio, in particolare rapine (63%) e furti (27%). I delitti contro la persona rappresentano solo il 14%, soprattutto lesioni personali. Si tratta prevalentemente di criminalità di strada finalizzata all’approvvigionamento, dietro cui si nascondono persone adulte che sfruttano i minori appropriandosi dei proventi illeciti e mantenendosi al contempo fuori dalla portata del sistema giudiziario. Se il minore viene scoperto, sarà lui solo a pagarne le conseguenze”.

Esiste un legame tra le carenze dell’accoglienza e la devianza?

“Una valutazione concreta è molto difficile da fare, ma a mio avviso sì, c’è un legame. Molti ragazzi partono per garantire un sostentamento economico alla famiglia. Se il sistema di accoglienza non offre strumenti e percorsi adeguati, diventano preda facile di chi sfrutta la loro fragilità”.

Quali sono i tassi di abbandono dei percorsi di integrazione della rete Sai?

“Stando ai dati resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pubblicati all’interno del report di approfondimento semestrale sui minori stranieri non accompagnati in Italia, il tasso di allontanamento volontario dalle strutture si aggira intorno al 50%. Un dato allarmante”.

Il sistema di accoglienza è davvero al collasso?

“I numeri parlano da soli. Su oltre 17.000 minori sul territorio, i posti Sai disponibili sono poco più di 6.000, con circa 1.500 posti nei Cas. La normativa prevede deroghe per situazioni emergenziali, ma queste sono diventate la regola quotidiana. Minori dai 16 anni vengono accolti in sezioni all’interno dei centri per adulti, spesso senza adeguata separazione, creando una promiscuità pericolosa”.

Quali sono le maggiori problematiche che questi ragazzi affrontano?

“Le carenze di opportunità lavorative e le difficoltà nell’ottenere la regolarizzazione sono i problemi principali. Così il passaggio all’esterno diventa notevolmente complesso. Una burocrazia intricata, spesso non spiegata adeguatamente, rappresenta un ostacolo insormontabile. L’assenza di documenti, come il codice fiscale, impedisce contratti di lavoro regolari. Anche i corsi formativi interni agli Ipm non diventano spendibili all’esterno”.

Migliorare il sistema di accoglienza può aiutare a prevenire la devianza negli msna?  illegalità?

“Se il circuito di prima accoglienza,  soprattutto quello di primo livello, non funziona,  la conseguenza è che il ragazzo non ha motivo per restare all’interno del circuito. Diversamente, un sistema ricco e strutturato credo che offrirebbe meno motivi per sottrarsi alle cure di chi in quei centri lavora, favorendo una maggiore volontà di permanenza”.

Ritiene che gli operatori che lavorano nelle strutture di prima e seconda accoglienza siano in grado di rispondere alle esigenze dei minorenni?

“Si tratta di persone qualificate, che però si scontrano con le carenze di risorse. Ciò implica da un lato difficoltà nella costruzione di percorsi, dall’altro che il numero effettivo di professionisti presenti non sia nella condizione di reggere i numeri che si trova a gestire. IL cuore del problema è l’assenza di investimenti, che vengono progressivamente ridotti”.

La nomina del tutore per questi ragazzi avviene tempestivamente?

“No, i tempi sono lunghissimi. Spesso quando incontriamo i minori stranieri in Ipm questi ne sono ancora privi. Anche in questo caso, il problema sta nelle risorse: i tutori sono pochi. Nelle grandi città come Roma o Milano si cerca di sopperire alle carenze con altri dipendenti che però non sempre hanno la formazione adeguata per ricoprire il ruolo. La società civile cerca di integrare il sistema tramite la rete dei tutori volontari, seppur permangono le difficoltà legate ai numeri”.

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