I carabinieri arrivati in via Galvani, strada dove è stata uccisa Vefa Klodiana | Foto Ansa

Omicidio di CastelfiorentinoContinuano le ricerche del marito di Vefa Klodiana

I dubbi sulla strage di Alessandria Benzi spinto da problemi economici

CASTELFIORENTINO (FIRENZE) – Continuano le ricerche del marito di Klodiana Vefa, la donna albanese di 35 anni uccisa ieri sera, giovedì 28 settembre, a Castelfiorentino, in provincia di Firenze. La 35enne, colpita in strada da colpi d’arma da fuoco, lascia due figli di 14 e 17 anni. Con il marito, negli ultimi tempi, era in corso una separazione. L’uomo, descritto da un’amica della vittima come “violento”, risulta irreperibile da diverse ore: non si esclude, per questo, l’ipotesi di femminicidio. Allertati gli agenti della Val D’Elsa, tra Poggibonsi (Siena) e Empoli (Firenze) e sorvegliate tutte le possibili vie di fuga. Anche Alessio Falorni, sindaco di Castelfiorentino, ha espresso il suo cordoglio, confermando che in città saranno proclamati due giorni di lutto cittadino. “Era una ragazza fantastica, che conoscevo bene personalmente, e che era amata da tutti. Questo fatto ci ha distrutto”, ha scritto su Facebook il primo cittadino. 

Strage di Alessandria, continua la ricerca del movente

Quello di Klodiana è, però, solo l’ultimo femminicidio di una lunga serie che sembra non avere fine. Proprio mercoledì 27 settembre, ad Alessandria, Martino Benzi, ingegnere di 67 anni, ha ucciso la suocera, la moglie e il figlio, scegliendo poi di togliersi la vita. Ancora in corso le indagini sulla ricerca di un movente che possa aver spinto l’uomo a farsi carico di questa strage. Benzi ha lasciato due biglietti. Su uno di questi si legge: “Non c’è più scampo, sono rovinato. Ho distrutto la mia famiglia, che amavo più di ogni altra cosa”. Le persone che lo conoscevano, tra cui si cerca di trovare un possibile movente, lo descrivono come un uomo tranquillo. L’occhio è puntato sulla vita professionale del 67enne: non si esclude che alla base del gesto possano esserci problemi economici, confermati anche dal fratello dell’uomo, o in generale contatti con persone “sbagliate”, forse usurai. Al varo degli investigatori c’è ora il computer dell’uomo, protetto da uno speciale sistema di sicurezza: per l’accesso ai dati è stata richiesta, infatti, una speciale autorizzazione alla Procura.

Giulia Chiara Cortese

Cresciuta tra il Vesuvio e il mare, ora con il cuore diviso tra Napoli e Roma. Sono laureata in Lettere moderne alla Sapienza con una tesi in Filologia della Letteratura italiana. Inseguo da sempre il sogno di diventare una giornalista.