Omicidio Piscitelli,Diabolik incontrò Gaudenziil giorno prima della morte

I due si videro appena prima del delitto Ieri bruciata la panchina dell'omicidio

Emergono i primi particolari dal verbale dell’interrogatorio a cui Fabio Gaudenzi è stato sottoposto lo scorso 9 settembre nel carcere di Rebibbia, in merito alla morte di Fabrizio Piscitelli, l’ex capo ultras degli “Irriducibili” della Lazio, ucciso con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto a Roma. Secondo un articolo a firma Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa apparso oggi su “Il Messaggero”, Piscitelli avrebbe incontrato Gaudenzi appena un giorno prima di essere ucciso, per riferirgli di aver trovato l’uomo che “lo zoppo” gli aveva chiesto di cercare: Filippo Maria Macchi.

Gaudenzi ha raccontato ai pm di essere partito per l’Africa nell’aprile del 2014 assieme a Macchi, per organizzare un contrabbando di oro grezzo. Un’operazione dispendiosa, per la quale i due soci avevano chiesto un prestito a Massimo Carminati, l’ex membro dei Nar coinvolto nell’inchiesta “Mafia Capitale”, e ai suoi affiliati: Riccardo Brugia e i fratelli Bracci. Sessantamila euro che a Macchi e Gaudenzi servivano per raggiungere quel mezzo milione necessario a dare il via all’investimento criminale. I due soci avevano passato 4 mesi a bordo di un jet privato tra Burundi, Congo e Kenya, recuperando 3 quintali d’oro, che gli avrebbero fruttato diversi milioni di euro. Poi però Macchi è scappato in Brasile con la cassa e restituire il denaro ai boss sarebbe diventato impossibile.

Un debito pesante, data la pericolosità dei creditori: per questo Gaudenzi chiede prima all’amico Maurizio Terminali, morto per overdose in circostanze misteriose, e poi a Piscitelli di trovare Macchi per provare a sanare la sua situazione. E Diabolik Macchi l’aveva scovato: “Ha la barca ormeggiata ad Anzio – avrebbe detto a Gaudenzi – quando mi avvisano che ci va, ti chiamo così te la vedi tu”. Solo il giorno dopo l’omicidio lo “zoppo”, per paura di finire come Piscitelli, ha deciso di parlare con le forze dell’ordine, registrando il famoso video in cui dice di conoscere i mandanti dell’omicidio dell’ex capo ultra della Lazio.

Nella notte intanto è stata bruciata la panchina dove Diabolik è stato ammazzato: nelle scorse settimane quel luogo era diventato una sorta di piccolo altare, dove gli ultras biancocelesti andavano a rendere omaggio al loro capo. Un avvenimento che non fa che accrescere la coltre di mistero sui legami che esistono tra criminalità organizzata, ambienti estremi del tifo e della politica romana.

Flavio Russo

1991. Liceo classico e università umanistiche. Curioso di tutto e quindi giornalista. Sono nato lo stesso giorno di Andrea Pazienza, mio padre spirituale. Napoletano, incredibilmente amo la musica, il mare, la pizza e Maradona.