Pd, tregua tra le correntiSimona Malpezzinuovo capogruppo al Senato

Marcucci presenta le dimissioni Serracchiani favorita alla Camera

Con l’elezione all’unanimità di Simona Malpezzi a capogruppo dem a Palazzo Madama, si sancisce una tregua tra le correnti del Pd. Ieri le dimissioni dell’ex capogruppo Andrea Marcucci, che ha annunciato in conferenza stampa il passo indietro richiesto dal segretario Enrico Letta. Ma l’uscente Marcucci non ha negato una certa amarezza per gli “ultimi cinque giorni di attacchi” in merito alla sua vicinanza a Matteo Renzi, definendoli in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera “strumentali e organizzati”. Dissenso anche sulla questione di genere, che nei giorni scorsi ha scosso il partito, che per Marcucci non si risolve lasciando il partito in mano agli uomini e i gruppi parlamentari alle donne. Ma “c’è il valore simbolico di alcuni gesti”, da qui il passo indietro. 

La nuova presidente dei senatori dem lascerà il suo attuale ruolo come sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. Ha chiarito subito l’impronta che intende dare: “Non esistono i partiti dei leader ma i partiti delle donne e degli uomini – ha detto Malpezzi nell’intervento all’assemblea dem – che, pur nell’asprezza delle contrapposizioni, contribuiscono alla costruzione di una casa comune, solida e destinata a durare al di là delle sorti personali”. Torna centrale quindi la questione della parità di genere. “Dare forma e sostanza ad una leadership femminile”, questa l’intenzione del nuovo capogruppo. 

Intanto si ipotizza un nuovo incarico anche alla Camera, ma non c’è ancora una  quadra. La partita si gioca tutta tra Debora Serracchiani – favorita e spinta dall’attuale numero uno dei deputati Graziano Delrio – e Marianna Madia. Sullo sfondo l’incontro di ieri tra Enrico Letta e l’ex premier Giuseppe Conte nella sede dell’Arel, in vista del primo importante banco di prova delle amministrative. L’intenzione è di gettare le basi per un’alleanza strategica volta a unire il partito dem e il Movimento Cinque Stelle, di cui Conte è ormai capo in pectore, con l’obiettivo comune delle prossime elezioni politiche.