Pellegrinaggio della pitturacapolavori dell'arte russa in mostra al Vaticano

Dal 20 novembre fino al 16 febbraio 2019 i quadri russi al Braccio di Carlo Magno

Cosa c’è di più spirituale e allo stesso tempo più umano di un pellegrinaggio? È questa la chiave di lettura di “Pellegrinaggio della pittura russa: da Dionysius a Malevich”, la mostra (gratuita) allestita al Braccio di Carlo Magno del colonnato di Piazza San Pietro, al Vaticano, visitabile fino al prossimo 16 febbraio 2019.

Una serie di capolavori di arte figurativa provenienti dalla Galleria Nazionale Tretyakov di Mosca, presentati all’ingresso come un potlach, cioè uno scambio di doni: dopo che due anni fa i Musei Vaticani hanno inviato in Russia alcune opere della Pinacoteca Vaticana, la Galleria ha voluto ricambiare. Una sorta di diplomazia dell’arte, incoraggiata da Papa Francesco.

Le opere esposte spaziano dal XV al XX secolo, dalle icone medievali della trinità e della Madonna alle opere futuriste e astratte di Filonov e Kandinskij. Il pellegrinaggio unisce il sacro e il profano attorno ai sentimenti, le passioni e gli sguardi densi di vita e dolore dell’essere umano: così l'”Icona della Madre di Dio di Vladimir” (anonimo, prima metà del XVI secolo) ha lo stesso volto della “Madonna di Pietrogrado” (Petrov-Vodkin, 1920), “Cristo nel deserto” (Kramskoj, 1837) sembra “Il ritratto di Fëdor Dostoevskij” (Perov, 1872) e “La vita è ovunque” (Jarosenko, 1888) condivide con “Madre di Dio di Kykkos” (Usakov, 1668) lo stesso abbraccio tra una Vergine ed un bambino.

Si alternano senza soluzione di continuità protagonisti del Vangelo, personaggi storici e persone comuni. E poi ci sono le opere che non ti aspetti al Vaticano: il “Demone seduto” (Vrubel, 1890) e “Il Bolscevico” (Kustodiev, 1920), usati per raccontare tutti gli aspetti di una cultura dura, ma anche fortemente orgogliosa come quella russa.

All’inizio e alla fine della mostra, a far rientrare tutto nel canone religioso, il “Cristo in Trono” (anonimo, XV secolo) e la venerazione della Madonna “In te si rallegra” (anonimo, seconda metà del XVI secolo). Ma nel mezzo l’unica scultura, l’introspettivo “Cristo in carcere”, dà il senso di questa carrellata d’arte dall’Est europeo.

Giacomo Andreoli

Nato a Roma il 16/08/1995. Laureato triennale in Filosofia all'Università degli Studi Roma Tre, ha collaborato con il magazine "Wild Italy" ed il quotidiano del litorale romano "Il Corriere della Città". Si è occupato principalmente di cronaca e politica locale (Anzio, Aprilia, Latina, Pomezia, Roma) e nazionale-europea (con focus ed approfondimenti).