Giovanni Peri vive in California, uno degli Stati americani più ostili all’amministrazione Trump. È professore e preside del Dipartimento di Economia all’Università Davis, dove dirige il Global Migration Center. A Lumsanews spiega gli effetti della politica di tolleranza zero verso gli immigrati intrapresa dalla Casa Bianca.
Che aria si respira in questi giorni in California e negli Usa?
“C’è un’aria di incredulità per quello che sta accadendo. C’è la sensazione che molte delle tradizioni democratiche siano state eliminate da un governo corrotto e autoritario. La California sta dimostrando piena solidarietà ai manifestanti del Minnesota, e molti politici locali stanno cercando di far passare misure che impediscano il ritorno delle forze federali nello Stato”.
Quali sono le ragioni reali della campagna di Trump contro l’immigrazione irregolare?
“Trump è stato eletto con la promessa di chiudere il confine con il Messico e di deportare gli irregolari, che lui e la sua amministrazione definiscono, senza alcun fondamento, “pericolosi” e “criminali”. Ora sta realizzando questa promessa con il massimo dispiego di forze e con grande teatralità”.
Perché gli elettori di Trump percepiscono la questione degli immigrati come un problema tanto pressante?
“Gli elettori della base Maga, come risultato della propaganda di Trump e dei media a lui vicini, hanno identificato nell’immigrazione la causa principale dei problemi economici e della criminalità nel Paese. Su questa percezione hanno influito anche le notizie di disordini e caos al confine con il Messico, che l’ex presidente Joe Biden non ha saputo controllare. Spesso hanno un livello di istruzione medio, non universitario, e ritengono che il loro posto di lavoro possa essere minacciato dagli immigrati. Alcuni sono anche economicamente insoddisfatti perché vivono condizioni economiche difficili. Molti lavori tipici della classe media americana, nei decenni recenti, sono scomparsi, rimpiazzati da automazione e tecnologia, e i salari non sono aumentati. Questi problemi sono reali. Il fatto che gli immigrati ne siano la causa non ha, però, alcun fondamento, eppure ha fatto presa su molti di loro”.
Questa “emergenza” relativa agli immigrati irregolari è reale?
“Gli immigrati americani contribuiscono con grande successo all’economia del Paese. Hanno tassi di impiego più alti rispetto ai nativi e tassi di criminalità molto bassi. L’emergenza, semmai, sta nel fatto che il loro status di “illegali” li lascia più esposti allo sfruttamento nel mondo del lavoro. Certamente, però, non sono un pericolo o un costo, ma un’importante risorsa economica e demografica per il Paese”.
C’è chi paragona l’Ice a una sorta di milizia di Trump, un mezzo per mantenere il controllo sulla nazione. Quanto c’è di vero in questa interpretazione?
“Considerando come e dove agiscono, è un’ipotesi plausibile. A supporto di questa idea c’è anche il fatto che i federali hanno preso di mira una città come Minneapolis, che ha un’amministrazione democratica, pochi immigrati e pochissimi illegali, mentre sono completamente assenti in Texas, Stato con molti immigrati illegali ma con un’amministrazione repubblicana”.
Perché proprio il Minnesota sta facendo da sfondo alle proteste più violente? È vero che Minneapolis è stata teatro delle uccisioni di Renée Good e Alex Pretti, ma ci sono altre ragioni?
“La spiegazione più ragionevole è che Trump sta prendendo di mira città e Stati che ritiene ostili. Il Minnesota ha ospitato le violente proteste contro la polizia per l’uccisione di George Floyd e il suo governatore è Tim Walz, candidato, con Kamala Harris, alle ultime presidenziali. Inoltre, la comunità somala dello Stato è stata protagonista di una serie di gravi frodi ai danni dell’amministrazione, attirando le ire di Trump”.
La repressione delle proteste da parte della Casa Bianca è stata molto violenta, c’è chi parla del rischio di una guerra civile. Che ne pensa?
“Attualmente c’è un conflitto aperto tra la gente del Minnesota e l’Ice, quindi, in un certo senso, abbiamo già scontri diretti e violenti. Se la Guardia Nazionale venisse coinvolta, certamente si configurerebbe un conflitto intestino, che si potrebbe avvicinare a una guerra civile. Non voglio esagerare ma direi che la situazione è pronta a esplodere. Negli ultimi giorni alla Casa Bianca ha prevalso il tentativo di de-escaletion, con la telefonata tra Trump e Waltz e la rimozione di Greg Bovino, ma tutto rimane molto precario”.
Esiste il pericolo concreto di una collisione tra l’Ice e la Guardia Nazionale?
“Penso che si cercheranno tutte le vie istituzionali per evitarlo. Sarebbe davvero pericoloso, forse il punto di non ritorno. Ma anche arrivare alla situazione in cui ci troviamo oggi sembrava impossibile un anno fa, eppure siamo qui”.


