Piano italiano sui rifugiatiMinniti: “Tempi più ridottiper ottenere asilo politico"

Ecco le linee guida del ministro Accordi bilaterali e con le moschee

Un modello di sicurezza da attuare a livello locale e in coordinamento con il mondo islamico. «Proporrò che si arrivi ad una significativa riduzione di tempo per definire lo status di rifugiato». Sono queste le linee guida del nuovo piano sull’immigrazione annunciato sabato scorso dal neo ministro dell’Interno Marco Minniti, durante l’assemblea degli amministratori del Pd a Rimini.

Il piano. Oggi per un migrante che tocca il suolo italiano e fa domanda di asilo, occorrono circa due anni di attesa per la valutazione dello status di rifugiato. Ciò genera uno «stress nella capacità di accoglienza difficilmente gestibile: servono modifiche legislative e un aumento di risorse per le commissioni che valutano», sottolinea il ministro. Il piano ruota intorno ad alcuni nodi fondamentali come la valorizzazione dei Centro di identificazione ed espulsione (Cie) regionali. Al centro c’è poi il rapporto con il mondo islamico. Anzitutto una intesa con l’associazionismo islamico italiano per rafforzare l’integrazione nelle moschee ufficiali con sermoni anche in italiano. Gli accordi bilaterali con i paesi di origine degli immigrati serviranno invece a facilitare i rimpatri.

Terrorismo. «L’equazione tra immigrazione e terrorismo è sbagliata e inaccettabile, stiamo attenti, la cosa peggiore è fare di tutta un’erba un fascio. L’insoddisfazione e l’emarginazione diventano il terreno di coltura del terrorismo». Minniti lancia un monito nei confronti di progetti anti-immigrati. Come quello promosso negli ultimi giorni dal neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump: il piano di “protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa” prevede la sospensione per quattro mesi degli arrivi di rifugiati siriani e viaggiatori da sette paesi islamici: Iran Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Il fenomeno migratorio in Europa è oggi centrale. Minniti sottolinea però che «serve un action plan, non basta chiedere all’Unione europea. Io ho cominciato a farlo come Italia, so che non basta, ma noi dobbiamo dare il senso che possiamo essere degli apripista». Intanto proseguono gli sbarchi e fra ieri e oggi sono sbarcati in Sicilia mille migranti. Serve un «modello di sicurezza più flessibile e intelligente, ma di fronte all’imprevedibilità della vicenda Amri non c’è prevenzione che tenga se non c’è controllo del territorio».

Giordano Contu

Studia e vive a Roma. Nato in Sardegna, ma pisano di adozione, ha studiato Filosofia estetica e ha collaborato al quotidiano Il Tirreno. Si interessa di politica e cultura. Cura quotidianamente i social network. È impegnato socialmente e politicamente. Ama i paesaggi, la fotografia e il mare.