Roberto Rizza, docente ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università di Bologna

"Insicurezza lavorativa del reddito e impossibilitàdi piani a lungo termine"

Rizza, sociologo del lavoro "Niente protezione sociale ai precari"

Un’insicurezza lavorativa e del reddito che si traduce nell’impossibilità di fare piani di lungo termine, come ad esempio l’acquisto di una casa. Roberto Rizza, docente ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università di Bologna spiega a Lumsanews come il precariato giovanile stia cambiando la società.

Quali sono le conseguenze del lavoro precario in Italia?

“Le conseguenze sono molto negative. Ma quel che è negativo è anche il modo con cui l’instabilità del lavoro si sviluppa e si struttura in Italia. Il precariato si concentra soprattutto sui più giovani e non è equamente distribuito lungo le classi di età. Sono quindi i più giovani che entrano al lavoro con rapporti di lavoro spesso al tempo determinato, molto brevi con carriere lavorative interrotte e frammentate. Tutto questo non può che avere delle ripercussioni molto negative. Ad esempio in Italia i giovani escono di casa tendenzialmente più tardi rispetto ad altri Paesi europei. C’è quindi un’insicurezza lavorativa e del reddito che si traduce nell’impossibilità di fare piani di lungo termine, come ad esempio l’acquisto di una casa. Chi ha rapporti di lavoro brevi, inoltre, non gode di sistemi di protezione sociale. Per esempio, se una persona non riesce a raggiungere determinati requisiti in termini lavorativi e contributivi, non può accedere alle indennità di disoccupazione nel caso in cui perda il lavoro. Le persone con rapporti di lavoro instabili generalmente non hanno nessun tipo di identità.”

L’insicurezza lavorativa si traduce quindi in insicurezza della protezione sociale?

“Esattamente. Le protezioni sociali garantite da interventi di compensazione del reddito non sono garantiti nel caso in cui il soggetto abbia avuto un rapporto di lavoro molto breve, in quanto non riuscito a maturare i requisiti necessari per poter accedere ai sistemi di protezione sociale.” 

Ma è sempre stato così?

“La disoccupazione giovanile è sempre stata più alta rispetto a quella dei lavoratori adulti. Quindi questo effetto ‘della debolezza giovanile’ è strutturale. I contratti di lavoro a breve termine sono invece esplosi più o meno alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso. Questa esplosione è coincisa con cambiamenti nella legislazione che hanno reso possibile per le imprese soprattutto nella fase di ingresso, quindi di assunzione, DI stipulare con più frequenza e con meno ostacoli contratti di questo tipo. C’è stata una deregolamentazione dei contratti di lavoro per così dire. Questi tipi di contratto si sono poi concentrati maggiormente sui giovani e non sugli adulti, perché i rapporti di lavoro a termine da quel momento in avanti sono stati stipulati soprattutto come prima forma di ingresso e di inserimento.”

Alessandra Bucchi

Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con una laurea magistrale in Conflitti, Studi Strategici e Analisi di Politica Estera. Ho anche fatto un tirocinio presso un'agenzia di marketing digitale.